Viterbo – (g.f.) – In comune si parla di Esattorie e dei 38 lavoratori che sono rimasti senza lavoro.
Diciotto di questi arrivano dal Cev, il Cev è la partecipata che ha “goduto” dell’attenzione della magistratura, anche contabile. Amministratori compresi.
Fra questi, Maurizio Tofani. Tirato in ballo, interviene su una vicenda per la quale finora aveva tenuto un basso profilo. In secondo grado, la Corte dei conti lo ha condannato a pagare 80mila euro di danno erariale, in attesa del ricorso .
“Io sono stato condannato – ricorda Tofani – in secondo grado per due delibere che avevano regolarità contabile, tecnica, delibera di legittimità, consenso dei revisori dei conti e ragioniere capo.
Per questo all’epoca sono andato alla Corte dei conti. Ho chiesto di essere interrogato.
Mi sembrava una cosa folle quella che stava accadendo. Essere chiamato in causa per il trasferimento di somme dal comune a una società che pensavo fosse pubblica, ma così non è. Cev mi è stato spiegato, si muove in un sistema privatistico.
Sono stato interrogato dal procuratore della Corte dei conti. Ho fatto presente che le risorse economiche trasferite servivano per coprire gli impiegati degli uffici Cev”. La risposta è stata di quelle che gelano.
“Mi ha risposto – ricorda Tofani – che dovevano essere tutti licenziati. Per questo motivo pago. Per non avere fatto nulla e avere difeso questi signori.
Il milione trasferito dal comune al Cev sono le stesse somme che servivano per i dipendenti. Queste persone le ho nel cuore, ma chiedo rispetto, ho fatto tutto con coscienza.
Vado in giro a testa alta. Vorrei che qualcuno se lo ricordasse, oggi e sempre”.
Al consigliere Tofani, arriva il sostegno di Giulio Marini (FI): “Ricordo che un giorno – spiega Marini – il presidente della Corte dei conti mi ha tenuto al telefono un’ora e mezza per convincermi a far fallire il Cev.
Così subito avremmo perso duecento posti di lavoro fra addetti e indotto. Avrei fatto saltare non solo il Cev, ma anche altre aziende”.
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