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Montefiascone - Ne è convinto il sindaco Luciano Cimarello che, grazie a questa soluzione, è riuscito a riportare i valori nella norma su gran parte del suo comune

“Altro che dearsenificatori, bisogna miscelare le acque”

di Paola Pierdomenico
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Luciano Cimarello, sindaco di Montefiascone

Luciano Cimarello, sindaco di Montefiascone 

Montefiascone – “Altro che dearsenificatori, bisogna miscelare le acque”.

Facile come bere un bicchiere d’acqua è un detto che poco si addice alla Tuscia. Con l’emergenza arsenico, gli amministratori si trovano a gestire un problema che allarma i cittadini preoccupati per la loro salute.

I dearsenificatori costano troppo per cui più che affidarsi agli impianti, è necessaria la miscelazione. Ne è convinto il sindaco Luciano Cimarello nel cui comune l’acqua è tornata potabile su due terzi del territorio.

Come giudica l’emergenza arsenico?
“E’ un problema che colpisce il Viterbese per fattori geologici – dice Cimarello . Un’emergenza igienico-sanitaria che, per me, non è stata affrontata nella maniera adeguata, nel senso che i dearsenificatori hanno costi di costruzione e manutenzione enormi che si riversano sulla bolletta e poi durano pochi anni. Avrei puntato principalmente sulla miscelazione delle acque e, solo in un secondo momento, sugli impianti”.

A Montefiascone, come è la situazione?
“Nel 2011, appena mi sono insediato, c’era un divieto su tutto il territorio. Adesso, proprio grazie alla miscelazione delle acque che abbiamo portato avanti con la Talete, mi è stato possibile pubblicare un’ordinanza che revoca la non potabilità su due terzi del territorio comunale. E’ rimasta solo una piccola zona nei dintorni di Zepponami in cui i limiti si attestano attorno ai 12 micgrogrammi per litro”.

In paese sono presenti dearsenificatori?
“No, non ce ne sono, perché, senza attendere la costruzione degli impianti e studiando le fonti a disposizione con Talete, siamo riusciti a riportare l’acqua nei parametri di legge. Gli interventi della società ci hanno permesso di riavere acqua buona, a costo zero”.

Da quali fonti attingete?
“L’acqua viene in parte presa dal lago e in parte dall’acquedotto di Acquapendente nella zona di Piancastagnaio. Abbiamo inoltre dismesso il pozzo nei pressi della casa di riposo Villa Serena che aveva le concentrazioni di arsenico più elevate. Le fonti a nostra disposizione garantiscono acqua sia a livello quantitativo che qualitativo”.

Come mai alcune amministrazioni hanno optato per i dearsenicatori e altre per la miscelazione?
“Non si tratta di scegliere l’una o l’altra cosa. Il piano regionale prevede due fasi in base ai valori di arsenico: per quelli superiori ai venti microgrammi, si è proceduto con la realizzazione dei dearsenificatori, mentre per gli altri sono state individuate delle alternative, proprio come la miscelazione”.

Quali sono i tempi per chiudere definitivamente la vicenda?
“I ritardi nella realizzazione dei dearsenificatori hanno fatto slittare tutto. Ora il punto centrale sta nel rivedere il piano”.

Quali sono i rischi più grandi per la popolazione?
“I pericoli sono stati elencati alle amministrazioni in un documento stilato dal ministero della Salute e dalla Asl. Indicazioni che noi ci preoccupiamo di seguire alla lettera per tutelare i nostri cittadini”.

Percepisce allarmismo tra la gente?
“Ultimamente, la preoccupazione si è affievolita, anche perché, ormai, la maggior parte delle case dispone di acqua potabile. Giustamente, l’attenzione maggiore viene da chi ha bambini piccoli che agisce con più scrupoli”.

Come giudica la politica regionale in merito al finanziamento dei dearsenificatori?
“Già dalla precedente amministrazione, esistono due problemi e mi riferisco al modo di affrontare l’emergenza proprio puntando sui dearsenificatori e ai ritardi nell’affidamento dei lavori, visto che le coperture economiche per gli appalti non sono state individuate in maniera corretta e completa”.

Cosa direbbe quindi al presidente della Regione Zingaretti se lo avesse davanti?
“Ho avuto modo di parlare sia con lui che con l’assessore Refrigeri e i consiglieri della Tuscia, in particolare, Panunzi. Anche la Regione – conclude il primo cittadino – ha consapevolezza che, oltre ai dearsenificatori, la soluzione sta nella miscelazione delle acque. E’ un percorso, ormai, chiaro a tutti”.

Paola Pierdomenico 


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10 aprile, 2014

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