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Cultura - Viterbo - Un team di studiosi dell'università della Tuscia da tempo esegue ricerche sul sito dove si trova il giardino segreto

“Villa Cornelia, testimonianza di una realtà un tempo viva”

di Giuseppe Romagnoli - Università degli studi della Tuscia
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Viterbo - Riscoperta la misteriosa villa di Madonna Cornelia

Viterbo – Riscoperta la misteriosa villa di Madonna Cornelia 

Viterbo - Riscoperta la misteriosa villa di Madonna Cornelia

Viterbo – Riscoperta la misteriosa villa di Madonna Cornelia 

Viterbo - La villa di madonna Cornelia - La passeggiata con Antonello Ricci

Viterbo – La villa di madonna Cornelia – La passeggiata con Antonello Ricci 

Viterbo - La villa di madonna Cornelia - La passeggiata con Antonello Ricci

Viterbo – La villa di madonna Cornelia – La passeggiata con Antonello Ricci 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lo straordinario complesso in località Ponte dell’Elce presentato nel corso della visita di domenica scorsa ha attirato l’interesse di un numerosissimo pubblico: esso rappresenta, per molti versi, il simbolo del ricchissimo e inesplorato patrimonio culturale viterbese, disperso (o, come in questo caso, nascosto) anche tra le estreme propaggini dei quartieri periferici della città (fotocronaca 1fotocronaca 2).

Rimasti per lungo tempo nell’oblio, in uno spicchio di terreno compreso tra luoghi molto conosciuti e frequentati dai Viterbesi (la Ferrovia Roma-Viterbo, la Cassia, il quartiere delle Pietrare), la villa di Madonna Cornelia e il suo straordinario giardino ci recano testimonianza di una realtà, quella del suburbio viterbese, un tempo viva dal punto di vista agricolo, produttivo, residenziale. Il sito conserva in effetti tutti gli elementi caratteristici del più ampio contesto – la valle del Fosso Roncone – che la ospita, a partire dalla risorsa idrica: elemento fondamentale per le attività agricole (l’irrigazione degli orti del Merlano), allevatizie (si pensi alle colombaie rupestri di Ponte dell’Elce), produttive (gli opifici ad energia idraulica che hanno caratterizzato fino al secolo scorso la valle del Roncone).

L’acqua alimenta le fontane della villa e ispira in qualche misura anche il programma decorativo del giardino.

La tutela e la conservazione di questo bene – così come dei numerosi complessi rurali del suburbio viterbese, testimonianze preziose di una realtà plurisecolare che può essere ricostruita e contestualizzata – passa necessariamente per la sua conoscenza, che si può dire sia appena iniziata. Lo studio, scaturito da una tesi di laurea in conservazione dei beni culturali discussa presso l’università della Tuscia, ha fissato, attraverso l’analisi dei resti e delle evidenze documentarie, i momenti principali della vicenda storica del complesso monumentale, che si snoda in un arco di almeno sette secoli: la realizzazione di un primo edificio, con caratteristiche militari, realizzato probabilmente nel corso del XIII secolo; la sua trasformazione, sul finire del XVI secolo, in casino di villeggiatura e di caccia e la realizzazione del giardino, collegati, sulla base della documentazione d’archivio e della cartografia storica, alla figura di Donna Cornelia Nini de Valentibus; i passaggi di proprietà e le vicende più recenti, scandite dalla vocazione sicuramente agricola della tenuta, ricca d’acqua e fertile; il definitivo abbandono intorno alla metà del secolo scorso.

Da questo quadro generale, di cui è stata pubblicata finora solo una nota preliminare (M. Biscione, L’insediamento in località ponte dell’Elce: analisi del complesso architettonico, in “Studi Vetrallesi”, 15, 2006, pp. 30-36), si muove lo studio che si sta portando a compimento, in cui sono stati oggetto di approfondimento la lettura diacronica del più ampio contesto topografico, l’analisi stratigrafica delle fasi edilizie, corredata dal rilievo di dettaglio delle evidenze architettoniche ed artistiche, la rilettura, anche attraverso la documentazione d’archivio, e l’interpretazione del ciclo scultoreo e delle fontane.

Il team di ricerca è composto da chi scrive, da Marilisa Biscione e da altri esperti, tra i quali la storica dell’arte Federica Gaspari.

Giuseppe Romagnoli
Università degli studi della Tuscia

 


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12 aprile, 2014

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