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Nepi - Lo annuncia il sindaco Franco Vita che, oltre l'emergenza, ha dovuto gestire anche i disagi provocati dal malfunzionamento dei dearsenificatori

“Chiederemo i danni per l’acqua torbida”

di Paola Pierdomenico
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Franco Vita

Franco Vita 

Nepi – “Chiederemo i danni per l’acqua torbida”.

Franco Vita, oltre a gestire l’emergenza arsenico, fa fronte ai disagi del cattivo funzionamento di dearsenificatori. La fuoriuscita di acqua torbida dai rubinetti che ne è conseguita ha provocato danni ad attività produttive e famiglie che, per il sindaco, devono essere risarcite.

In coro con altri amministratori, anche il primo cittadino nepesino reputa gli impianti una soluzione che non permetterà di dimenticare una volta per tutte l’arsenico.

“La Regione Lazio – dice Vita – ha affrontato l’emergenza con molta leggerezza. Il problema è partito dalla precedente amministrazione e ancora ci sta torturando”.

Tanti gli aspetti da affrontare per cui è difficile mandare liscio tutto e subito. “Il centro storico è rifornito da un dearsenificatore e la situazione è sotto controllo. Ci sono state criticità con l’altro, che fa riferimento a pozzo Concio 2. Qui l’acqua dei filtri invece di essere smaltita fuori dall’acquedotto si riversava all’interno e quindi nelle tubazioni delle case. L’acqua dai rubinetti era torbida”.

Il livello di allarmismo tra la gente si è alzato e l’amministrazione si è dovuta rimboccare le maniche. “Ho alzato la voce in Regione perché si erano verificati degli intoppi con il funzionamento del dearsenificatore. Qualcosa si sta muovendo perché l’ente si è impegnato a risolvere le anomalie e, in dieci giorni al massimo, tutto rientrerà nella norma, così potremo revocare l’ordinanza di non potabilità”.

L’inutilizzabilità dell’acqua ha avuto ripercussioni sulla popolazione . “Ci sono stati danni alle attività produttive e alle famiglie per cui chiederemo un risarcimento alla Regione e all’Ecosystem, la ditta che ha realizzato i dearsenificatori. Vogliamo inoltre che Talete riduca del 50% il canone semestrale della bolletta”.

Alla luce dei disagi verificatisi, per il sindaco, i dearsenificatori non sono che un palliativo. Un rimedio temporaneo che non permetterà di superare definitivamente la vicenda. “Era meglio trovare dei pozzi da cui attingere acqua potabile da convogliare negli acquedotti. I dearsenificatori costano non solo per essere realizzati, ma anche per la manutenzione. Ogni sei mesi, infatti, i filtri devono essere cambiati. Una spesa sui 60mila euro che grava sul comune e che inciderà sugli importi della bolletta”.

Una via d’uscita c’è. “Bastava trovare una sorgente che avesse acqua con valori che rientrano nella norma. Noi, per esempio, abbiamo a disposizione la zona di Settevene. Invece di spendere milioni di euro per costruire i dearsenificatori era meglio tirarne fuori la metà per gli acquedotti e chiudere definitivamente con questa vicenda. Certe complicazioni potevano essere evitate”.

A corto di tempo la Regione ha fatto quello che ha potuto. “Ha preso provvedimenti d’urgenza senza uno studio approfondito utile a individuare delle sorgenti da cui attingere acqua potabile. Zingaretti ha dovuto gestire un’emergenza ereditata dalla precedente amministrazione e sta affrontando il problema per quello che può”.

L’arsenico non ha riguardato l’Acqua Nepi. “E’ una cosa a parte perché attinge da sorgenti in cui non c’è arsenico. Tutto è sotto controllo ed eviterei di mischiare le due cose”.

Vita andrà avanti nella sua battaglia per tutelare i cittadini. “Tutti se la prendono con i sondaci – conclude Vita -, ma non facciamo altro che risolvere i problemi della gente. Noi amministratori, però, non abbiamo gli strumenti per risolvere da soli l’emergenza arsenico. L’unica cosa che posso fare è strillare, la mia amministrazione lo ha fatto e adesso si vedono i risultati”.

Paola Pierdomenico 


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12 aprile, 2014

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