Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sostenere e accompagnare gli studenti detenuti nel loro percorso didattico rientra da sempre tra le attività della nostra associazione: sono molti gli insegnanti in pensione infatti che offrono gratuitamente la loro esperienza e il loro costante impegno affinchéle persone che hanno sbagliato strada possano ritrovarla attraverso lo studio; purtroppo sembrava che il diploma di maturità dovesse costituire un limite pressoché invalicabile.
Ma sette anni fa, nonostante le tante (a volte troppo difficoltà) un gruppo di volontari volle organizzare anche al carcere di Viterbo un polo universitario spontaneo, non solo per aumentare l’offerta formativa, ma per accrescere il desiderio di riscatto e di cambiamento e per restituire a chi si volesse impegnare una dignità che a volte si perdeva dietro le sbarre.
Ebbene, si cominciò con un solo studente universitario, ma oggi sono circa 25 gli iscritti in varie facoltà distribuite nei diversi atenei della regione (Viterbo, Roma, Terni) e quindi la notizia di una laurea non è più così eccezionale come una volta: sono già quattro infatti gli studenti laureati e altrettanti stanno preparando la tesi.
Nei giorni scorsi, nella sala del teatro del carcere si laureato L.B., un altro detenuto che ha scelto la strada della cultura per riscattare sé stesso.
Il neo dottore in Giurisprudenza ha presentato una tesi che ha suscitato l’interesse di tutti i presenti tra i quali, oltre ai familiari e ai volontari delle associazioni che operano all’interno del carcere, non sono mancati educatori e rappresentanti dell’istituto; tutti hanno assistito con attenzione alla discussione della tesi tra il candidato e la commissione d’esame composta da tre professori provenienti dall’Università di Roma Tre.
Lo studio rappresenta indubbiamente un percorso privilegiato per il riscatto della dignità dell’uomo e costituisce sicuramente una delle migliori opportunità per il reinserimento sociale previsto dalla nostra Costituzione: tutti i presenti possono testimoniare di aver assistito a un esempio autentico di ricomposizione di quel conflitto sociale che si genera normalmente tra reo e società, a testimonianza del fatto che cambiare si può.
Al termine della discussione, il presidente della commissione d’esame, constatato anche il curriculum accademico del candidato, ha declamato la formula di rito conferendogli ufficialmente la laurea magistrale di dottore in Giurisprudenza.
I volontari che operano nel carcere di Viterbo, svolgendo una intensa attività di tutoraggio e preparando questi studenti che non possono ovviamente frequentare le lezioni in quanto detenuti, non sono animati da una sterile indulgenza verso coloro che hanno un discutibile passato ma dalla convinzione di accompagnare chi vuole riprogettare un degno futuro.
Per raggiungere questi obiettivi dentro un penitenziario è necessario poter contare su una Direzione attenta e disponibile e soprattutto convinta che lavorare con questi obiettivi, pur se tra tante difficoltà organizzative (orari, lezioni, aule di studio, dispense, ecc.), significa restituire alla società persone rinnovate che potranno forse scegliere una nuova cultura in alternativa alle sub culture della devianza.
Volontari e operatori del carcere di Viterbo pertanto, sono tutti convinti che l’interesse per lo studio possa riscattare l’uomo di buona volontà e renderlo davvero libero per sempre.
Al termine della sessione, tutti i presenti hanno potuto partecipare ad un ricco buffet offerto dalla famiglia e che si è potuto svolgere solo grazie all’assistenza amichevole degli agenti di polizia penitenziaria.
I volontari del Gavac
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