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Viterbo - Warka Water è il progetto dell'architetto in grado di produrre 90 litri al giorno - Entro il 2015 la prima installazione in Etiopia, mentre si cercano gli investitori in rete

Vittori inventa l’albero che trasforma l’aria in acqua

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Warka Water, il progetto di Arturo Vittori

Warka Water, il progetto di Arturo Vittori

Arturo Vittori

Arturo Vittori

L'articolo di Repubblica che si occupa dell'invenzione di Vittori

L’articolo di Repubblica che si occupa dell’invenzione di Vittori

Il Warka Water, nell'immagine dal sito Architectureandvision

Warka Water

Viterbo – Arturo Vittori trasforma l’aria in acqua. Il progetto dell’ideatore di Fiore del Cielo risale al 2012 si chiama Warka Water e l’altro giorno è arrivato agli onori della cronaca nazionale, con un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica.

L’invenzione è ingegnosa, si tratta di un albero dell’acqua, una torre alta circa dieci metri, dal peso di sessanta chili e a forma di vaso capace di raccogliere 95 litri d’acqua potabile al giorno.

All’esterno, una custodia consente all’aria di passare, mentre all’interno una rete di nylon raccoglie le gocce di rugiada in superficie.

La differenza di temperatura fra giorno e notte crea la condensa che scivola in un contenitore e l’acqua arriva a un rubinetto attraverso un tubo.

Il costo di ciascun Warka Water è limitato, 360 euro e considerando che può funzionare anche nel deserto, rappresenta una soluzione per milioni di persone in Africa e non solo, che soffrono per il mancato accesso all’acqua potabile.

Per costruirlo, quattro persone impiegano dieci giorni al massimo.

“Se l’acqua è il nuovo oro – scrive Riccardo Luna su Repubblica – Arturo Vittori è l’alchimista di questo millennio. Questo giovane architetto ha trovato il modo di trasformare l’aria in acqua”.

Il nome della sua invenzione deriva dal warka tree, grande albero del fico. Il progetto di Vittori ha già fatto il giro del mondo, se ne sono occupati la Cnn e Wired.

L’idea all’architetto di Bomarzo è venuta durante un viaggio in Etiopia, dove per la scarsità delle risorse idriche a disposizione, le donne sono costrette a camminare per giorni prima di riuscire a trovarne.

“Trasformare l’aria in acqua – ricorda Vittori a Repubblica – è un processo che non ha nulla di speciale. Lo fanno i comuni deumidificatori che abbiamo tutti in casa.

In assenza di elettricità, in questo caso si sfrutta l’escursione termica fra il giorno e la notte, come facevano gli egiziani quattromila anni fa”.

Finora ne sono stati realizzati quattro, ma adesso occorre passare alla fase operativa. Ne va costruito uno in Etiopia e valutare nell’arco di un anno se i calcoli secondo cui a quelle condizioni climatiche, si possono ottenere fino a 90 litri d’acqua al giorno, sono precisi.

Per farlo servono fondi. Centocinquantamila dollari da reperire attraverso il crowdfounding, la rete, visto che si tratta di un progetto che ha poco a che fare con il business.

Il costo di ciascun albero è limitato e il Warka Water è replicabile senza troppe difficoltà.

Se la raccolta avrà successo, il primo albero dell’acqua potrebbe arrivare in Africa già nel 2015 e da quel momento, la storia per le popolazioni africane potrebbe cambiare. Decisamente in meglio.


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17 aprile, 2014

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