Valentino – Poco più di un ventennio, ma gli anni tra il 1849 e il 1870 costituiscono un complesso intreccio di guerre, battaglie, insurrezioni e plebisciti per l’unione della Tuscia viterbese all’Italia.
Fatti nei quali la storia locale si mescola a quella nazionale ed europea.
A dipanare il groviglio di quei due decenni, calamitosi per lo Stato ecclesiastico, è un incontro organizzato presso la propria sede di Valentano dal centro culturale Santa Lucia Filippini e dall’università della Terza età. Relatore dellâincontro il professor Bonafede Mancini.
Lo studioso, docente di storia e filosofia presso un noto liceo di Viterbo e non nuovo a indagini sul Risorgimento, ripercorre le vicende di quegli anni nell’Alta Tuscia viterbese nelle quali i nostri patrioti, più o meno sconosciuti alla storiografia nazionale, operarono nel comune ideale di unione di Viterbo all’Italia.
Democratici e liberali, repubblicani e monarchici, sacerdoti filoitaliani e donne patriote, sono i protagonisti di una ricca e complessa storia invisibile viterbese, in parte ancora da scrivere o da riscrivere.
Una storia che se indagata più in profondità rivela una consistente e variegata adesione delle nostre popolazioni ai moti del Risorgimento.
E così l’accomodante detto di “Francia o Spagna purché se magna” si rivela, nel migliore dei casi, come un superficiale giudizio sugli italiani della Tuscia.
Anche la data del 25 aprile per l’incontro è finalizzata ad unire idealmente i fondamentali valori del Risorgimento liberale e democratico trasmessi all’Italia antifascista.
Il tema dell’incontro: “Valentano, cronache degli anni calamitosi 1849-70”, presso la sede del centro culturale Santa Lucia Filippini in Via Amedeo n. 5 alle 17,30.
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