Viterbo – Il comune scopre l’acqua calda, ma si sta portando avanti pure su quella sulfurea.
Il termalismo a Viterbo è il tema del momento (da almeno trent’anni) e l’unione comunale Pd organizza un incontro alla sala Gatti. Introduce il segretario Stefano Calcagnini, relaziona l’assessore Antonio Delli Iaconi, conclude il sindaco Leonardo Michelini.
Ad ascoltare, consiglieri e rappresentanti della giunta comunale (Alvaro Ricci e Luisa Ciambella), venuti a ripassare un argomento che dovrebbero conoscere a memoria, iscritti desiderosi d’apprendere e qualche curioso.
Delli Iaconi, da persona concreta, mette subito in chiaro qual è la filosofia termale dell’amministrazione: “L’acqua a chi investe”.
Ovvero, stop a concessioni assegnate a chi ha un progetto che rimane sulla carta. Se entro un certo periodo dall’affidamento i lavori non partono, l’acqua sulfurea prendere un’altra strada. Mentre per le zone libere, l’affidamento va concesso a soggetti economici, non ad associazioni.
Approfittando dell’assessora al Bilancio Luisa Ciambella in prima fila, Delli Iaconi coglie l’occasione al balzo per battere cassa in pubblico: “Gli interventi che abbiamo in programma per le terme libere – spiega Delli Iaconi – il bando per l’impianto ex Inps, hanno bisogno di soldi.
Il comune deve pure dare una mano nel fare pubblicità. Viterbo non la conosce nessuno. Serve un investimento”.
Ciambella prenda nota.
Delli Iaconi fa il punto sulle terme in città, partendo da quelle libere. “Il comune ha in concessione l’area del Bullicame – spiega l’assessore – quella del Bagnaccio e le Zitelle, acquisita di recente.
Chiederemo che la concessione torni al comune, perché c’è un controllo immediato, se l’acqua data in concessione è effettivamente utilizzata, anziché lasciare che si disperda”.
Per Bullicame e piscine Carletti, il comune immagina di migliorare la fruizione predisponendo servizi minimi, come spogliatoi, toilette, acqua potabile, e piccola ristorazione. Il Bagnaccio è stato dato in convenzione dall’amministrazione Marini: “Quando scadrà – anticipa l’assessore – vedremo come rinnovarla”.
In tutti i casi, è garantita la possibilità d’accesso senza pagare.
“Alle Masse la situazione è più delicata – spiega Delli Iaconi – ci sono state segnalazioni dalla regione sulla gestione, sull’uso dell’acqua.
Le associazioni sono meritorie, puliscono, proteggono questi siti, ma sono associazioni e non possono trasformarsi in soggetti economici.
Ecco perché nella gestione delle terme libere, i bandi saranno rivolti a soggetti economici, cooperative e non associazioni”.
Sul fronte privato e imprenditoriale: “L’impianto comunale in concessione – ricorda Delli Iaconi – ha la sub concessione scaduta e siamo in regime di proroga.
Ma al comune la concessione da parte della regione scade fra tre anni, quindi la potremo rinnovare al momento fino al 2017.
L’altra struttura, ha una sub concessione molto modesta, stanno investendo e chiedono più acqua”.
Il capitolo ex terme Inps: “Predisporremo un bando – anticipa l’assessore – a livello europeo e ci stiamo muovendo affinché sia il più appetibile possibile”.
Alle Zitelle il progetto Itet ancora c’è, anche se ridimensionato e l’amministrazione ha incontrato i titolari: “Ma ripeto che l’acqua si dà solo a chi realizza investimenti, non a chi lo dice e basta”.
All’ex Oasi il progetto è stato approvato, ma la dotazione d’acqua, due litri al secondo, non è sufficiente e ne serve altra. Sembra un problema superabile.
Più complicata la situazione nella zona sud di Viterbo: “C’’è un progetto d’investimento rilevante – osserva Delli Iaconi – recentemente l’impresa ha chiesto un ampliamento della concessione, espandendosi su un terreno confinante e non di proprietà. Dopo alcuni ricorsi, visto l’esito finale, la Regione sembra propensa a concedere l’ampliamento, ma in questo modo viene meno l’acqua alle Masse. Vedremo come comune di favorire un accordo”.
Nel suo intervento, invece, il segretario Calcagnini ha messo in guardia gli amministratori: “Il termalismo è un’occasione – spiega Calcagnini – è una grande occasione e i viterbesi non ci perdonerebbero se dovessimo fallire.
E’ necessario che la regione si uniformi alle altre e passi la concessione al comune.
Far decollare impianti nel nostro territorio, vuol dire posti di lavoro e il comune deve favorire la nascita di strutture che siano complementari e non concorrenziali”.
Giuseppe Ferlicca
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