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Tarquinia - Così don Augusto ai funerali di Luca Perugini il 17enne travolto da una macchina mentre era nel parco

“La morte ce lo ha strappato”

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I funerali di Luca Perugini

I funerali di Luca Perugini 

I funerali di Luca Perugini

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I funerali di Luca Perugini

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I funerali di Luca Perugini

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I funerali di Luca Perugini

I funerali di Luca Perugini 

I funerali di Luca Perugini

I funerali di Luca Perugini 

Tarquinia – “Un sorriso indelebile che ti distingueva da tutti” .

Un addio straziante e pieno di commozione quello che oggi si è svolto a Tarquinia per i funerali del 17enne Luca Perugini (fotocronaca – video).

La sua giovane vita è stata stroncata nel pomeriggio di Pasquetta dopo essere stato travolto da una macchina mentre era nel parco di via Aldo Moro a Tarquinia. Dopo nemmeno un giorno, Luca ha smesso di lottare ed è morto.

La chiesa di san Giovanni era gremita. Anche fuori, una folla di gente, nonostante la pioggia. In tanti sono venuti a dare l’addio al giovane studente e giocatore di pallacanestro. Lacrime e profonda tristezza tra i volti di chi ha assistito alla cerimonia.

A officiare la messa padre Augusto. “Siamo qui – ha esordito il parroco – davanti alla morte di Luca che ce lo ha strappato. Siamo qui di fronte al Signore con la nostra pena e i nostri interrogativi.

Il Signore non ci lascia soli. Chiediamogli di risvegliare la nostra fede per aiutarci a vivere questo momento senza lasciarci schiacciare dal peso della sofferenza. Auguriamoci che Luca possa fiorire accanto a lui e anche nelle nostre vite e nel nostro cuore.

Stringiamo in un grande abbraccio per essere vicini ai genitori e a Matteo. A Marta e a tutti quelli che soffrono per questa perdita”.

Il sacerdote ha poi lasciato la parola agli amici di Luca, perché fossero loro a ricordarlo. “Vorremmo ancora girarci e vederti al tuo posto a scherzare con noi – hanno esordito -. Vorremmo che fossi ancora lì a far sbroccare i professori e ad animare la classe con la tua implacabile euforia. Di te sono rimasti gli sgorbi sui quaderni e i diari di tutti e i ricordi delle tue cavolate.

Di quando davi la caccia alle mosche e le spacciavi per gomme da masticare nascoste nei pacchetti. O di quando andavi in giro a ripetere la stessa battuta per giorni a tutti quelli che incontravi.

Ci ricorderemo di tutte le passioni con cui ci assillavi: la Lazio, i Pokemon, Dragon ball, Naruto, i film dei supereroi e le loro parodie. Gli sketch di Crozza e le imitazioni di professori e amici. Nessuno avrebbe potuto farci passare questi anni così come hai fatto tu. Ricorderemo la tua inconfondibile figura con la giacca a quadretti, lo Scarabeo e la cresta indistruttibile. Rimarrai sempre vicino a noi. Ti vogliamo bene. La tua classe, i professori e il gruppo. Insomma – conclude – i tuoi amici”.  Parole a cui ha fatto seguito un lungo e sentito applauso.

Quindi gli amici della cosiddetta ciurma di pirati. “A Capodanno dello scorso anno, Luca decise di creare una ciurma di pirati detta la “ciurma di barba del colore di come mi viene la barba”. Eravamo in sei e lui era il nostro capitano. La nave in cui ci trovavamo era il simbolo della nostra amicizia e della vita. Siamo una ciurma di pirati e il nostro è un veliero, il più grande che si sia mai visto. Sei vele. Ne abbiamo solcati molti di mari insieme superando le tempeste, godendoci panorami e soddisfazioni. Tu hai costruito un equipaggio, la tua famiglia, la tua bellissima grande famiglia, ma all’improvviso, una vela non si apre più ed è quella dell’albero maestro, la più grande.

Ne rimangono cinque – sospira il ragazzo -. Il vento rende difficile il viaggio, ma dobbiamo farcela. Una nave affonda sempre con il suo capitano, ma noi, come sempre, andiamo contro corrente. La nave dell’amicizia continuerà a solcare i mari della vita. Noi capitano amiamo definirti così: bello, alto, grosso, geniale, sagace e che faceva massa.

Il dolore iniziale diminuisce pian piano diventando prima una piccola ferita e poi un bel ricordo. Noi ricorderemo sempre il nostro capitano venirci incontro in puntuale ritardo dall’altro lato del piazzale che ci prende in giro con fare bonario e col sorriso indelebile che lo distingue da tutti. Capita’ – dice il giovane come rivolgendosi a Luca – la tua ciurma ti augura di solcare i mari del paradiso e vento in poppa”.

Quindi i ragazzi hanno letto un post di Facebook che il 17enne aveva messo qualche tempo fa per descriversi. Una lista di termini e aggettivi che hanno fatto spuntare un leggero sorriso tra i presenti. “Adesso – continua l’amico – non piangiamo perché se da lassù Luca ci vede, ci prende in giro per queste facce. Ti vogliamo bene, fratello'”.

Quindi di nuovo il parroco. “Ho preferito far parlare loro – conclude padre Augusto -. Da loro ho sentito solo cose belle, così come dai genitori. Mi è bastato anche solo leggere la sua pagella che ora Luca tiene stretta nella bara. Ringraziamo il Signore per averci donato Luca e per tutta la vita intensa che gli ha dato. Gesti e immagini che non possono finire. L’amore non può finire”.

A conclusione dell’omelia, sono stati letti i pensieri di Madre Teresa sulla vita.

Fuori dalla chiesa, nonostante la pioggia, tanta gente ha salutato il feretro accompagnando Luca nel suo ultimo viaggio.


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24 aprile, 2014

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