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Pd - Andrea Egidi spiega come agirà se venisse eletto segretario provinciale

“Parlare con il territorio per avere porte aperte”

di Giuseppe Ferlicca
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Andrea Egidi

Unità non è un’ammucchiata senza basi solide, unità non è mettere insieme più forze in un matrimonio improbabile e con separazione dei beni, ovvero con piu liste. Unità è un lavoro politico con dietro un quadro di riferimento solido.

Tradotto: a Viterbo unità nel Pd in vista del congresso è Andrea Egidi. Perché dietro c’è la mozione Bersani e intorno, un progetto politico che a livello nazionale è di sostegno al segretario nazionale.

È la visione democratica di Andrea Egidi, per spiegare la quale convoca la stampa il primo novembre. Anche se questo non fa di lui un santo.

Ma siccome il due novembre è alle porte, spiega pure com’è morto, per mano dei Popolari, il progetto da lui tentato fino all’ultimo, di dare vita a una sola mozione, facendo lui stesso un passo indietro.

“Abbiamo iniziato un percorso unitario a luglio, che ha prodotto risultati. Nella gran parte dei circoli ci sarà una sola mozione”.

Non per il provinciale. Dove l’argomento non è popolare. “Hanno ritenuto più opportuno non partecipare alle riunioni dove si costruiva la piattaforma unica, costruendo al di fuori una candidatura a segretario provinciale.

Quel lavoro si è interrotto perché a Viterbo in quell’area rincorrono il doppio obiettivo di destrutturare il partito e non consentire a quell’area politica nel Pd che gode d’ampio consenso e che ruota attorno al segretario Bersani, di manifestarsi nella sua corretta dimensione”.

C’è chi destrutturazione e chi lavora in una direzione diversa. “Il nostro impegno è per costruire un profilo del Pd che ci renda protagonisti delle vicende che vive il territorio, per dare un’identità chiara a una forza d’opposizione che si candida a governare”.

Oggi tutto il lavoro iniziato per una mozione unitaria fa parte di quella che propone Andrea Egidi alla segreteria. Un giovane (politicamente) vecchio? “Sono contrario alla logica secondo cui c’è chi è innovazione (leggi Panunzi) e chi è vecchio. Da questo congresso si capirà chi vuole il nuovo e chi no.

E se qualcuno sostiene che l’appuntamento congressuale servirà a liberare il partito dai portaborse, si può rispondere che sarà utile per liberarlo dai potentati che lo hanno governato, dalla sanità alle comunità montane”.

Se dovesse essere eletto, Egidi ha già idea del lavoro che lo attende. “Parlare col territorio, meno sere passate a casa o con gli amici. Perché serve ricostruire il tessuto sul territorio. Esistono circoli che funzionano bene, ma in altri non è così e non va bene che io non possa andare in un paese perché il segretario locale è di una mozione diversa e non mi vede di buon occhio.

O non è possibile che come a Nepi, quando il segretario provinciale si è deciso a prendere in mano la situazione, ha trovato le porte chiuse”.

Egidi, invece le porte le vuole aperte. In particolare, in questo momento, per i non allineati.

“In quell’area ci sono dirigenti che si sono impegnati in modo generoso e invece qualcuno ha ritenuto di dover fare altro, ritornando con Fioroni. Una partecipazione con altri scopi.

Chi è rimasto, sento che è più vicino alle mie sensibilita e modo di vedere”. Se nessuno dei quattro candidati dovesse raggiungere la maggioranza, quando la parola passerà all’assemblea, l’apertura ai non allineati potrebbe tornare utile.

“Lavorerò per una gestione condivisa e unitaria del Pd e costruire un’area più vasta che oggi a livello nazionale lavora a sostegno di Bersani. Non sono impegnato in grande ammucchiate senza base solida”.


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1 novembre, 2010

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