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Sport - Viterbo - Leonardo Mastronicola racconta la sua esperienza nella 100 chilometri nel Sahara, gara podistica tra le più difficili al mondo

“Sabbia, sudore e fatica non cancellano la voglia di tornare nel deserto”

di Maria Letizia Riganelli
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100 km nel Sahara - Un momento della gara - Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara - Un momento della gara - Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara - Un momento della gara - Andrea Belli

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Andrea Belli

100 km nel Sahara - Un momento della gara -  Andrea Belli

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Andrea Belli

100 km nel Sahara - Un momento della gara -  Andrea Belli con Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Andrea Belli con Leonardo Mastronicola

100 km nel Sahara - Un momento della gara - Foto con Capitan Ventosa

100 km nel Sahara – Un momento della gara – Foto con Capitan Ventosa

100 km nel Sahara

100 km nel Sahara 

100 km nel Sahara - Un momento della gara

100 km nel Sahara – Un momento della gara

100 km nel Sahara - Il campo tenda allestito nel deserto

100 km nel Sahara – Il campo tenda allestito nel deserto

Il campo tenda allestito nel deserto

Il campo tenda allestito nel deserto

Viterbo – Dopo dieci giorni quelle stelle così vicine ancora bucano gli occhi.

Leonardo Mastronicola tornato nella sua casa a Viterbo, dopo una settimana nel deserto dove ha affrontato la 100 chilometri del Sahara, sembra pronto a ripartire. Come se tutti quei chilometri corsi, tutta quella sabbia negli occhi e nelle scarpe e tutto quel sudore non ci fossero mai stati (fotocronaca).

Leonardo Mastronicola, insieme ad Andrea Belli entrambi dell’atletica Di Marco Sport, hanno di affrontato una delle gare più estreme che esistano.

La gara prevedeva quattro tappe: la prima si è svolta il 29 aprile ed era lunga 27 chilometri, la seconda in notturna tra il 29 e il 30 aprile lunga 7 chilometri, la terza il 30 aprile lunga 30 chilometri e la quarta il primo maggio.

La quarta e ultima tappa ha visto chiudere Andrea Belli al 18esimo posto nella sezione maschile con 4:35:46 e al 19esimo assoluto con un tempo generale di 12:22:23. Mentre Leonardo Mastronicola al nono posto, sia nella sezione maschile che in quella generale con 4:01:14 e un tempo generale di 11:04:47.

“E’ stata una gara dura – racconta Mastronicola -, ma quello che ci siamo portati dietro vale tutta la fatica. E’ in esperienze come questa che si scopre che la vita è più semplice di quello che si pensa. E che per vivere alla fine servono poche cose”.

Perché a volte una corsa può anche diventare un’esperienza mistica, utile per riscoprire se stessi. “Si parte con l’idea della sfida, ma ben presto dalla sfida fisica si passa a quella psicologica, perché per affrontare queste gare serve un adeguato allenamento, ma a livello psicologico si può crollare. Specie quando si affrontano tratti in totale solitudine, dove ogni duna del deserto nasconde qualcosa che non ti aspetti”.

“Dall’inizio abbiamo subito capito di casa si trattava. E che la faccenda non era semplice. Il primo approccio è stato con i mezzi per i trasferimenti. Ci hanno portato nel campo base, dove si trovavano le nostre camere con dei pullman scassati e fatiscenti. E già lì abbiamo intuito che non stavamo andando in albergo. Appena arrivati abbiamo visto quelle che dovevano essere le nostre camere: quattro pezzi di legno che tengono su un pezzo di stoffa. Niente bagni e per doccia una cisterna con collegato un tubo”.

Eppure gli atleti si sono subito ambientanti. “Eravamo troppo presi dalla voglia di affrontare la gara e quelle dune dorate per pensare a queste cose. E la prima tappa ne è stata la conferma. Correre nel deserto ha il fascino del mistero. Ogni duna nasconde una sorpresa. Non sai mai cosa ci sarà dietro. Se una pendenza, una salita, un panorama mozzafiato o un terreno morbido. A volte sembrava di essere sul set di un film con il deserto sconfinato davanti a te e quelle stelle così vicine quasi da toccare. La tappa in notturna è stata magica quel buio e quelle luci così forti che bucavano gli occhi”.

Ma il deserto non è solo magia e poesia. “Certo, ci sono state anche le note negative, che, al contrario di quello che si pensa, non sono legate alle condizioni spartane di vita, bensì alla sabbia che in quel deserto è una costante. C’era sabbia ovunque, mentre correvamo, mentre dormivano. In quello che respiravamo. L’ultima tappa della gara poi l’abbiamo corsa in mezzo a una tempesta di sabbia, a tratti controvento. Pensavo di non farcela, c’era sabbia e solo sabbia. Sabbia ovunque. Negli occhi, tra le mani, addosso e nelle scarpe. Porto  ancora i segni di quelle frustate di sabbia e i miei piedi stanno ancora facendo i conti con quel dolore. Ma nessun dolore può scalzare la gioia provata una volta arrivati al traguardo. E’ un’esperienza unica che rifarei senza alcun pensiero”.

Tutto quella sabbia che luccica come fosse oro è ancora viva negli occhi di Leonardo Mastronicola che racconta una settimana di vita intesa. Lontana dalle comodità italiane e dai mezzi di comunicazione, dove la voce dei propri cari arriva tramite telegrafo e immediatamente crea emozione. “E’ quando torni che fai i conti con la vita, e inizi a dare valore a ciò che veramente è importante. Esperienze come questa segnano. Si impara a lottare stando da soli nel deserto, contro la fatica e la sabbia. E presto impari che i disagi si vincono e la grande capacità di adattarsi dell’uomo ci fa andare avanti in ogni situazione. Io per esempio a dieci giorni di distanza ancora ho i dolori con la pala, ma la gioia è più profonda. E lo rifarei, eccome se lo rifarei. Tornei a guardare quel deserto che di notte sembra un presepe puntinato di migliaia di piccole stelle brillanti e vicine che se allunghi un braccio hai la sensazione di toccare”.

Maria Letizia Riganelli


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12 maggio, 2014

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