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Sport - Calcio - Viterbese - Il presidente Vincenzo Camilli incalza palazzo dei Priori sulla convenzione per lo stadio di cui ancora non c'è traccia e fa un bilancio di fine campionato

“Noi facciamo i fatti, il comune solo chiacchiere”

di Francesca Buzzi
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Il presidente Vincenzo Camilli

Il presidente Vincenzo Camilli

Il presidente Vincenzo Camilli portato in trionfo

Il presidente Vincenzo Camilli portato in trionfo a fine campionato

Sergio insogna e Leonardo Michelini con Vincenzo Camilli

Sergio Insogna e Leonardo Michelini con Vincenzo Camilli

Viterbo – “Noi facciamo i fatti, il comune solo chiacchiere”.

C’è dell’amarezza nel bilancio a bocce ferme del campionato di Eccellenza stilato dal presidente della Viterbese Vincenzo Camilli. Un’amarezza dettata non certo dai risultati ottenuti dalla sua squadra, né tantomeno da ciò che ora si prospetta all’orizzonte dei Gialloblù. L’amarezza, o meglio il fastidio che si legge tra le righe di Camilli, viene tutta da palazzo dei Priori e dal comportamento che il Comune sta avendo con la società calcistica.

“Che la stagione appena conclusa sia da festeggiare – esordisce Vincenzo Camilli – mi pare ovvio. Il problema adesso sta da un’altra parte però. Noi siamo arrivati qua. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, siamo stati promossi in serie D e la promessa di una grande annata di calcio a Viterbo è stata mantenuta. Ma il comune? Finora dal comune ho sentito solo chiacchiere, tante chiacchiere, ma nient’altro. E’ inutile girarci intorno: la convenzione per lo stadio non c’è”.

Insomma, neanche il tempo di godersi la vittoria, di gongolarsi sull’obiettivo campionato centrato in pieno, che già ci sono altri ostacoli da affrontare. Eppure chiudere la stagione con tre giornate d’anticipo non è cosa da poco.

“Lo so benissimo – taglia corto il presidente – ma purtroppo, o per fortuna, il momento di festeggiare è già finito. Sarà perché abbiamo vinto anche anticipo, ma ora non c’è più spazio per queste cose. Ho ringraziato i ragazzi subito dopo la partita con il Rieti e ho fatto loro i complimenti per quello che hanno dato ai tifosi e alla città intera, come uomini prima che come calciatori. Loro, infatti, hanno fatto tutto quello che potevano e dovevano. Come la società del resto. Adesso toccherebbe al comune fare la sua parte. E invece sento solo tante chiacchiere. Non c’è ancora una data fissata per sedersi intorno a un tavolo e discuterne. Nulla”.

E finché la convenzione non c’è è inutile parlare di tutto il resto. Progetti per il prossimo anno, pianificazioni per migliorare la rosa, strategie da studiare per partire con il piede giusto nell’avventura della serie D.

“Abbiamo già una rosa competitiva – continua Vincenzo Camilli – ma è chiaro che durante l’estate ci sarà l’occasione di migliorarla e rafforzarla. Ma finché non vedo la convezione sul tavolo è tutto inutile. Ho sentito dire che secondo alcuni avremmo avuto dei contatti con Ibojo. Non è assolutamente vero. E’ troppo presto per parlare di mercato e poi se proprio avessi in mente qualcuno, Ibojo non sarebbe certo il primo della lista. Troppo facile voler tornare a Viterbo quando si vince…”

Nessun nome, quindi. Al limite uno soltanto: Attilio Gregori.

“Prima di pensare ai giocatori devo confrontarmi con il mister – chiarisce Camilli -. Gran parte del merito della promozione in serie D è senza dubbio sua e non mi muoverò di un passo finché non avrò parlato con lui del suo e del nostro futuro. Successivamente si vedrà il resto”.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto burocratico societario, anche a settembre resterà il nome Viterbese-Castrense. Solo una formalità, che però ha le sue motivazioni.

“Ci chiameremo ancora Viterbese-Castrense – conclude -. Sapevamo che quel nome doveva rimanere due anni e così sarà. Ma questo è solo un dettaglio. Siamo la squadra della città, lo abbiamo dimostrato con i risultati e lo hanno dimostrato anche i viterbesi che ci sono sempre stati vicini. All’appello manca solo il Comune. Non per essere ripetitivo, ma il nodo da sciogliere resta quello della convenzione per l’Enrico Rocchi. Vedremo se le chiacchiere del comune si trasformeranno in qualcosa di più. Noi siamo qua”.

Francesca Buzzi


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12 maggio, 2014

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