– L’energia vulcanica al Tuscia operafestival.
Stefano Bollani concede il bis. Dopo un anno torna a Viterbo (fotogallery – intervista – video). Forse un po’ cambiato nell’aspetto, ma con lo stile e il talento di sempre. Un artista a tutto tondo, capace di suonare, cantare e ballare contemporaneamente. Con la naturalezza di chi legge un libro.
A esibirsi stavolta non è solo come nel concerto dello scorso anno all’arena Valle Faul.
Ieri, infatti, Bollani era accompagnato da Nico Gori, Mirko Guerrini, Stefano Senni e Cristiano Calcagnile. Con loro forma il quintetto dei Visionari. Nell’esibizione, i cinque non hanno suonato con la pancia, ma con le viscere. Hanno fatto danzare il cuore degli spettatori con le dita che scivolavano sugli strumenti. A ritmo di jazz.
Perché la musica non si può solo eseguire o pensare. Si deve essere musica. E loro ieri erano musica.
I primi brani hanno strappato subito grandi applausi, specie negli assolo di sassofono, clarinetto, basso, batteria e piano. Naturalmente il piano di Bollani.
Il collaudato quintetto ha suonato diversi pezzi. Sul palco c’era un gran movimento. L’energia si sprigionava dagli strumenti e dai corpi dei musicisti, diffondendosi tra gli spettatori che non hanno potuto fare a meno di battere il tempo coi piedi, con le mani e con la testa, rapiti completamente dal ritmo di quella musica.
Il più scatenato è stato lui, Bollani. Ha suonato, muovendosi a scatti. Ballando. Alzandosi dallo sgabello e dimenandosi.
“I Visionari nascono otto anni fa – ha detto l’artista rivolto alla piazza – . Abbiamo registrato due dischi con pezzi per lo più miei. Era arrivato il momento di dare voce alle Visioni degli altri ed è così che abbiamo deciso di registrare un album in cui ognuno di noi ha composto qualcosa. Quello che abbiamo appena ascoltato, per esempio, si intitola Attesa, ed è di Nico Guerrini. E’ la prima volta che lo eseguiamo. Un regalo solo per Viterbo”.
Dopo le presentazioni, si è passati di nuovo alla musica. I cinque con sguardi d’intesa si sono parlati con gli occhi, non solo con gli strumenti. Le esecuzioni hanno mostrato la bravura di ognuno di loro, ma, inevitabilmente, il carisma e la personalità eclettica di Bollani hanno dominato sul palco.
Il pubblico non poteva evitare di seguirlo, affascinato da certi suoi movimenti. A volte disarticolati e privi di armonia, ma spontanei. Sembrava volesse far scogliere i muscoli come un pugile prima dell’inizio di un incontro. Spesso smetteva di suonare, seguendo il ritmo degli altri. Con gli occhi chiusi quasi in preda a una visione.
“Siamo molto orgogliosi di essere al Tuscia operafestival – ha affermato Bollani in un momento di pausa -. Stamattina eravamo a Bari. In un’ora e venti siamo arrivati a Roma. Poi da Roma a Viterbo – ha raccontato ironico e strappando una risata al pubblico che è sembrato confermare la sua tesi – ce ne abbiamo messe cinque. Giuro. Cinque ore da casello a casello”.
Poi di nuovo la musica con due brani: Andy e Ossessioni, inframezzati dal motivo dello storico Intervallo Rai che hanno accompagnato alla fine del concerto, che Bollani ha chiuso con Roccamare.
“Questo pezzo ha vinto la palma d’oro, il leone, il Nobel per la pace… sì, il Nobel per la pace – scherza Bollani -. Doveva essere la colonna sonora del film di Moretti, Coas calmo, ma, in realtà, un mese prima dell’uscita della pellicola me l’hanno cancellata. Il problema – continua, lanciando un’implicita frecciatina al regista che non avrebbe apprezzato il brano – è che il film durava due ore e un quarto e la colonna sonora tre. Ho proposto di iniziare con quaranta minuti di schermo nero, in cui si sentiva solo la musica, per poi far partire il film. Ma in Italia non piace correre certi rischi. La suite doveva accompagnare la scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Che poi è andata in onda in silenzio, perché non hanno trovato un’alternativa a questa ondata di violenza.
Vi saluto così, con nove minuti di pura gioia – ha detto -. Si è abbassato anche il vento… che volete di più”.
Sono iniziate le prime note. “E già da qui capite perché è stata scartata…”. E’ andato avanti con gli accordi. “Questo me lo cacciate – ha detto Bollani, imitando la voce di Moretti”. E’ partita l’esecuzione vera e propria. L’ha suonata in tutte le posizioni, muovendo ogni muscolo del suo corpo. In lui tutto era musica.
A fine brano il quintetto è uscito dalla scena. Ma il pubblico lo ha richiamato a gran voce con un lungo applauso. Bollani è rientrato e si è messo al piano per eseguire, cantando, Cosa sono le nuvole di Domenico Modugno su testo di Pierpaolo Pasolini. Pian piano è rientrato il resto del gruppo. E dopo qualche nota, uno ad uno hanno posato a terra gli strumenti per allontanarsi di nuovo. E’ rimasto solo il batterista che ha improvvisato un assolo.
Gli altri si sono lasciati coinvolgere, iniziando a ballare con movimenti disarticolati e a cantare. Più che altro a emettere suoni. “Oh eh… oh oh”. “Oh eh…. oh oh”… E così sono andati avanti per qualche minuto, finché l’”oh” , rivolto al batterista si è fatto più lungo e insistente: “Ohhhhhhhhhhh”. Come a voler dire “Fermati”.
Sono usciti, ma non è finita. Sono arrivati gli ultimi accordi. Le ultime note della serata sulle quali hanno ringraziato il numeroso pubblico. Stavolta era davvero il momento di lasciare il palco. Si sono stretti l’un l’altro, inchinandosi di fronte alla platea che li ha congedati con un lunghissimo applauso.
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