Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ l’allarme del presidente e del direttore della Coldiretti di Viterbo, Mauro Pacifici e Andrea Renna, con riferimento alla riunione dell’Unione Europea programmata ieri 19 maggio per rivedere le norme sulle etichette di scadenza dei prodotti alimentari al fine di far sparire le scritte ”da consumarsi preferibilmente entro” dalle confezioni di prodotti come pasta, riso, caffè e formaggi duri.
Per questo la Commissione sta preparando una comunicazione sulla sostenibilità del sistema alimentare, che verrà presentata a giugno per identificare le soluzioni atte a risolvere anche questo problema. L’ipotesi di eliminazione della “data di scadenza” sarà dunque uno dei temi del semestre di presidenza italiana dell’Unione ed è solo l’ultimo esempio di come l’Unione Europea condiziona la vita quotidiana dei cittadini a partire dalla tavola.
“C’è effettivamente il rischio che sotto il pressing delle lobby industriali si concretizzi – afferma il direttore Renna – il solito tentativo dei Paesi del Nord Europa di livellare il cibo sulle tavole europee a uno standard di qualità inferiore al nostro con la scusa di tagliare gli sprechi alimentari”.
“Con l’eliminazione della “data di scadenza” l’Unione Europea taglia di fatto la qualità del cibo in vendita in Europa che con il passare del tempo perde le proprie caratteristiche nutrizionali in termini di contenuto in vitamine, antiossisidanti e polifenoli che – precisa il presidente Pacifici – fanno bene alla salute, ma anche quelle le proprietà organolettiche, di fragranza e sapore dal quale deriva il piacere di stare a tavola. La tentazione di mangiare cibi scaduti per non sprecare non può andare a scapito della qualità dell’alimentazione in una situazione in cui molti cittadini sono costretti a risparmiare sulla spesa privandosi di alimenti essenziali per la salute o rivolgendosi a prodotti a basso prezzo che non sempre offrono le stesse garanzie qualitative”.
Inoltre il Termine minimo di conservazione (Tmc) differisce dalla data di scadenza vera e propria che è la data entro cui il prodotto deve essere consumato e anche il termine oltre il quale un alimento non può più essere posto in commercio.
Attualmente solo pochi alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). Per tutti gli altri prodotti la durata viene stabilita autonomamente dagli stessi produttori, in base ad una serie di fattori che vanno dal trattamento tecnologico alla qualità delle materie prime, dal tipo di lavorazione e di conservazione per finire con l’imballaggio.
Per questo, non è difficile, durante un controllo commerciale, vedere due prodotti simili, ma di marchio differente con data di scadenza diversa. E’ infatti compito di ogni singola azienda effettuare prove di laboratorio sui propri prodotti, per misurare la crescita microbica e valutare dopo quanti giorni i valori organolettici e nutrizionali cominciano a modificarsi in modo sostanziale.
Il risultato è ad esempio che per l’olio d’oliva extra vergine alcune aziende consigliano il consumo entro 12 mesi, altre superano i 18, con il rischio di perdere le caratteristiche nutrizionali e di gusto.
Coldiretti Viterbo
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