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19esimo anniversario della morte di Borsellino - Un ricordo della strage di via d'Amelio

Mongiardo: “La lotta alla mafia ha solo il colore della giustizia”

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Riceviamo e pubblichiamo – Ho aspettato quasi sera per scrivere, poco prima mi prepararmi per uscire. Questa sera, con un rossetto rosso sangue, vado al Pantheon, vado a un funerale. Il nostro. E non sarò sola, con me altri volti, amici, conoscenti, compagni, giovani, uomini, donne e spero anche bambini. Gente. Sarà un bel funerale, partecipato, doloroso, sentito. Un funerale sempiterno e collettivo, una laudatio funebris che chiede giustizia, da anni, lunghi anni.

Ieri – che è sempre oggi – moriva Paolo, un nostro amico, uno di noi. Pochi mesi prima era morto Giovanni e prima di lui Rosario, Antonino, Ninni, Giangiacomo, Pio, Piersanti, Libero, Peppino… persino Claudio, un che aveva appena undici anni che passeggiava davanti al negozio di mamma e papà.

Una lunghissima lista di morti senza giustizia, che chiedono pace.

Ricordo la televisione accesa in cucina, 19 anni fa, come se fosse ieri – che in realtà è oggi – la notizia dell’attentato di via d’Amelio, il volto indecifrabile dei miei genitori, capivo che qualcosa di tremendo era accaduto di nuovo, dopo quel maggio terribile, ma la mia coscienza di bambina di otto anni non mi permetteva valutazioni chiare e dettagliate. L’unica certezza era che a me quella parola “mafia”metteva proprio paura.

L’aver acquisito col tempo una coscienza civile e morale m’ha gettato poi un magone addosso, la consapevolezza di essere cresciuta in quegli anni di sangue dove sostanzialmente non ci furono grossi atti di forza da parte dello Stato mi ha fatto crescere con la subdola consapevolezza che noi di lei non ce saremo mai liberati.

Col tempo, grazie a Dio, le convinzioni cambiano e sappiamo tutti che garantendo un forte impegno civile, politico (nel senso stretto del termine lontano da qualsivoglia tinta ideologica) ed istituzionale, questi morti avranno giustizia e noi finalmente smetteremo, col viso rigato dal pianto, di celebrare ad ogni ricorrenza il nostro funerale.

Oggi non poteremo bandiere né simboli, non saremo iscritti, simpatizzanti, elettori di questo o quel partito. Oggi saremo militanti del nostro Stato, perché la lotta alla mafia ha un solo colore, quello della giustizia, dell’onore e della democrazia.

Perché la loro giustizia è la nostra dignità.

Melissa Mongiardo
Responsabile Comunicazione Federazione Provinciale Giovani Democratici.


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19 luglio, 2011

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