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Viterbo - Operaio muore cadendo nella tromba dell'ascensore - Nessuna autopsia - Si indaga per omicidio colposo contro ignoti

La salma di Fiorini riconsegnata ai familiari

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Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Liceo Buratti, l'ascensore

Liceo Buratti, l’ascensore

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Incidente sul lavoro al liceo Buratti

Viterbo – E’ arrivato ieri il nulla osta per i funerali di Massimiliano Fiorini.

L’operaio caduto nella tromba delle scale dell’ascensore in costruzione al liceo Buratti sarà tornerà a casa coi parenti (fotocronaca – video). Già in giornata arriveranno a Viterbo per riportare il 46enne a Chianciano e seppellirlo nella sua città, dopo le esequie.

Sul corpo di Fiorini nessuna autopsia. Il pm Renzo Petroselli ha disposto solo l’esame esterno della salma, eseguito ieri mattina all’obitorio dell’ospedale Belcolle di Viterbo. 

In mattinata, dopo i verbali della polizia locale, è arrivato anche il rapporto dello Spisll (Servizio prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro). Anche la relazione dei tecnici della Asl parlerebbe di quel ‘gancio aperto’, possibile causa del volo di Fiorini nel vuoto. Giù dal solaio dell’ultimo piano, fino allo schianto a terra, dopo una caduta per tutta la lunghezza del vano scale, sbattendo contro le tavole sistemate tra un piano e l’altro.

Proprio quel gancio, di cui parlano anche i tecnici dello Spisll, avrebbe ceduto aprendo il vuoto sotto i piedi dell’operaio. Da una prima ricostruzione della dinamica, infatti, sembrerebbe che Fiorini fosse sospeso in aria, all’interno della tromba dell’ascensore, su una piattaforma ancorata al gancio che, però, non ha tenuto.

A terra, nella buca del futuro ascensore, Fiorini è arrivato vivo. Il tonfo e poi l’urlo, avvertito distintamente da studenti e professori. La scuola si è fermata, trattenendo il fiato per l’operaio, nei concitati momenti del recupero e dei soccorsi. Ma il 46enne è morto dopo un’ora all’ospedale Belcolle di Viterbo per la gravità delle fratture riportate.

La procura, nella persona del pm Petroselli, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Nel registro degli indagati, al momento, non ci sono nomi. Ma se fosse vero che quel gancio era grossolano, come trapelato da prime indiscrezioni, per gli inquirenti sarebbe il primo punto da cui partire per dar forma alle indagini. A rischiare, a quel punto, sarebbe chi lo ha fissato così precariamente.


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6 giugno, 2014

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