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Tuscia Operafestival - Grande rappresentazione del Flauto magico di Mozart

Un caleidoscopio di musica e colori

di Paola Pierdomenico
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La scena finale
Papageno, Dane Reese

Papageno, Dane Reese

Le tre dame

Le tre dame

La scena finale

Una scena
Giuliani durante l'interpretazione

Giuliani durante l'interpretazione

Tamino, Matthew Miles

Tamino, Matthew Miles

Pamina, Tina Cowling

Pamina, Tina Cowling

Il maestro Stefano Vignati

Il maestro Stefano Vignati

L'orchestra

L'orchestra

Il primo violino

Il primo violino

Papageno e Pamina

Papageno e Pamina

Una scena del Flauto magico

Una scena del Flauto magico

– Un lungo applauso chiude il Flauto magico.

Non è stata la bacchetta del maestro Stefano Vignati a porre fine alla messa in scena del Flauto magico di Mozart di ieri sera a piazza San Lorenzo. A farlo ci ha pensato il pubblico che subito dopo la conclusione della musica ha dato il via a un lungo applauso che ha salutato gli attori e l’orchestra.

Un allestimento complesso sia per il numero di giovani che sono stati coinvolti nella messa in scena: oltre cento tra musicisti, coro e solisti, provenienti da tutte le parti del mondo. Ma anche per la scenografia e i meravigliosi costumi, messi a disposizione dal teatro dell’Opera di Roma. (gallery)

E naturalmente per la musica. Il maestro Vignati ha diretto con l’intensità e il coinvolgimento di sempre. Di chi sente la musica parte integrante del proprio essere. E lo hanno dimostrato le espressioni che il suo volto ha assunto durante l’esecuzione.

Dopo l’introduzione dell’orchestra, il primo a salire sul palco è stato Antonio Giuliani scelto come voce narrante dell’opera eseguita in lingua originale, cioè in tedesco. Una soluzione pensata dallo stesso Vignati, per facilitare la comprensione dell’opera e per far sì che una traduzione non snaturasse la musica del Flauto, scritta per quella lingua.

Giuliani ha iniziato a parlare, interpretando Mozart per introdurre nell’atmosfera della rappresentazione. L’attore, ieri sera, ha messo da parte le vesti comiche per un’interpretazione più seria. A parte qualche piccola esitazione nella lettura e la voce un po’ tentennante come quando viene a mancare il fiato, se l’è cavata. (video)

Lui stesso ha ammesso di aver fatto qualche errore. (intervista) Come nel secondo atto quando, leggendo il nome di un personaggio già citato, ha sbagliato l’accento. “Monòstatos – ha fatto una pausa rendendosi conto dell’errore che ha poi recuperato con una battuta – che prima era Monostàtos… ogni tanto cambia… ”, ha ironizzato, strappando una risata al pubblico e al coro.

E’ stato invece molto bravo nel caratterizzare i personaggi con voci diverse, passando con facilità da un timbro all’altro come se davvero stessero parlando in contemporanea più persone. E bravi i cantanti che hanno fatto ben coincidere le espressioni del corpo alle parole lette da Giuliani.

L’attenzione si è dunque spostata sull’opera e sui suoi protagonisti. Gli attori che hanno mostrato grandi doti canore: dal principe Tamino, Matthew Miles, alla Regina della notte, Lindsay Blackhurst; dalla principessa Pamina, Tina Cowling, all’uccellatore vestito di piume Papageno, Dane Reese.

Sono stati questi ultimi due, però, a rubare la scena a quelli che avrebbero dovuto dominarla. La Cowling e Reese sono stati impeccabili nelle loro interpretazioni. Presenza scenica, per lui, che si è mosso sul palco con grande sicurezza, sia nella voce, che non ha mai esitato, che nelle movenze che hanno reso perfettamente il lato ironico del personaggio.

Profondità e potenza, per lei, che con la voce ha espresso tutta l’intensità dei sentimenti e la speranza per questa difficile e ostacolata storia d’amore.

Particolarmente coinvolgente per la dolce forza dei vocalizzi è stata la scena in cui Pamina, felice di rivedere Tamino, gli tende un abbraccio che però non è ricambiato. A quel gesto d’affetto, infatti, la donna non riceve risposta e si trova di fronte all’immobilità e all’indifferenza dell’amato.

Si è arrivati così al secondo atto che è anche il momento dell’aria della Regina della notte, il motivo più famoso dell’opera. Appena riconosciute le prime note, il pubblico si è fatto più attento per ascoltare fino in fondo l’esecuzione. Col fiato sospeso.

Gli spettatori hanno puntato gli occhi sulla Blackhurst che ha iniziato i vocalizzi. Le aspettative non sono state disattese. Anche se, forse per il freddo della serata, nei toni più alti è mancato quel pizzico di voce che avrebbe reso impeccabile l’esecuzione.

Con naturalezza e senza rendersene conto per la vivacità dell’interpretazione si è arrivati alla fine dell’opera di oltre due ore. Ed è arrivato, dunque, il sospirato abbraccio tra i due amanti: Tamino e Pamina. Ancora una volta è l’amore a trionfare su tutto. Giuliani ha introdotto al finale per poi lasciare il palco.

La conclusione è stata un’esplosione di musica, colori e luci. Gli abiti degli attori, per gli effetti di luce, hanno brillato sulla scena.

Il pubblico ha potuto apprezzare i toni dell’azzurro delle vesti degli Spirti, i colori sgargianti e sfumati del costume di piume di Papageno, ma anche il tenebroso nero dell’abito della Regina della Notte e, infine, il raggio di sole che avvolgeva la principessa Pamina nell’abito indossato per la fine. Un vestito a balze in seta morbido che dall’arancione sfumava sui toni del giallo.

L’ultima scena, con tutti i protagonisti sul palco, sembrava un quadro vivente che ha lasciato il pubblico a bocca aperta, inducendolo a un lungo applauso in piedi che ha chiuso la rappresentazione.


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23 luglio, 2011

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