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Tuscia operafestival - Intervista ad Antonio Giuliani dopo l'interpretazione nel Flauto magico

Si può dare di più…

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Antonio GiulianiAntonio Giuliani
Giuliani durante l'interpretazione

Giuliani durante l'interpretazione

(p.p.) – Si può dare di più…

Se Antonio Giuliani avesse dovuto definire con una canzone la sua interpretazione come voce narrante del Flauto magico di Mozart, andato in scena ieri sera a piazza San Lorenzo, probabilmente avrebbe usato quella di Umberto Tozzi, Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri.

Da bravo attore, qual è, non ha avuto problemi ad ammettere che quella di ieri non è stata proprio la sua migliore esibizione, pur avendo dato il massimo per l’importanza che ha attribuito al ruolo che gli è stato affidato.

Come si è trovato in questa nuova veste?
“Ho questo lessico ancora un po’ così – dice Giuliani -, leggermente influenzato dalla rappresentazione. Devo dire che è stata una bellissima esperienza. Un’emozione unica. Credo di non aver dato il massimo, però ho fatto veramente il possibile, perché sentivo molto l’interpretazione. Alla fine, per come sono fatto io, credo sia andata discretamente bene”.

Come si è preparato per questo ruolo?
“Diciamo che sono tre giorni che sono qui a Viterbo – racconta -, chiuso in una sorta di camera d’albergo a concentrarmi e a ripassare il copione. Devo ringraziare il maestro Vignati che mi ha dato la possibilità di restare tranquillo e sereno e anche tutti gli orchestrali che mi hanno aiutato molto. Non da ultimo Paolo Manganiello che, avendo fatto per molti anni interpretazioni di questo tipo, mi ha dato delle indicazioni utili. E’ stata una piccola famiglia”.

Si è ispirato a qualcuno?
“Assolutamente no. Ho cercato di caratterizzare i personaggi, dandogli delle voci diverse e cercando di essere Antonio, Antonio Giuliani, specialmente nella narrazione del testo, quando interpretavo Mozart”.

Il suo lato comico è venuto fuori qualche volta?
“Sì – ammette – . E’ venuto fuori negli sbagli, come nel secondo atto. Mi sono rilassato troppo e, forse, nel farlo ho tirato fuori delle frasi in romano e ho cercato di fare delle battute per far arrivare l’opera che è di per sé brillante. Ho provato, però, a non marcare né a caricare troppo, perché non era il caso”.

Come ha detto prima è qualche giorno che sta qui. Come è andata la permanenza e ritornerà presto?
“No – dice scuotendo la testa per poi scoppiare in una risata -. No scherzo… sicuramente sì… sono stato molto bene, però, devo dire la verità, ero molto concentrato, perché ho preso seriamente questa interpretazione. Per un attore fare la voce narrante in un’opera così importante è quasi un salto di qualità”.

Se dovessero riproporle di fare una parte del genere, accetterebbe?
“Allora, io adesso sto guardando in camera – dice alzando lo sguardo verso l’obiettivo -, però con la coda dell’occhio vedo il maestro che è dietro, e quando mi hai fatto questa domanda – continua rivolto all’intervistatrice – ha fatto ‘a faccia come pe’ di’ “no, nun lo fa’”… quindi ti ha risposto lui”.


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23 luglio, 2011

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