Viterbo – Sballo. Noia. Divertimento.
Ha ragioni incomprensibili l’incendio appiccato in via Garbini la notte del 28 giugno (fotocronaca: L’incendio – video: I vigili del fuoco al lavoro – L’incendio a via Garbini).
I piromani sono tre ragazzi di 19 anni, due viterbesi e uno di Caprarola. E’ loro la mano che ha dato alle fiamme la rimessa, distrutto tre auto, danneggiato la struttura portante di un palazzo e i locali intorno.
La scena è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza del negozio “Il genio dell’usato” (i 19enni appiccano il fuoco: video – fotocronaca). Almeno finché il rogo non ha squagliato l’occhio meccanico. Ma nel filmato c’è tutto l’essenziale: i volti dei ragazzi, l’innesco con accendino e foglio di carta, la fuga e il fuoco che invade e divora. “Un incendio efferato, con fiamme altissime – ha spiegato il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione -. Abbiamo evitato danni ancora più ingenti solo perché i vigili del fuoco si trovavano fortunatamente nei paraggi”. Stavano spegnendo due cassonetti incendiati in via Saragat. Ma su quello e sugli altri roghi divampati nei giorni scorsi in centro le indagini continuano ancora. C’è solo il sospetto che la mano sia la stessa dell’incendio in via Garbini. Ma, per ora, nessuna prova.
Il pm Massimiliano Siddi ha condotto l’intera indagine (video). “Un’indagine classica – l’ha definita il magistrato -. Fatta di un vaglio certosino delle telecamere e di una buona dose di fortuna, aiutata comunque dall’abilità degli agenti”. Il problema non erano tanto i volti, quanto nomi e cognomi: la videocamera ha captato precisamente le fattezze dei tre 19enni. Si trattava di risalire alla loro identità. A questo ha pensato l’intuito degli agenti. Un aiuto è arrivato anche dai social network, in particolare Facebook. Dei tre ragazzi non c’era traccia nelle banche dati della polizia. Sono tutti incensurati. Ma non molto tempo fa erano stati fermati da una volante per un controllo.
Il resto lo hanno fatto le perquisizioni scattate ieri. La mobile ha trovato alcuni oggetti sacri, ancora con il marchio del negozio dato alle fiamme, oltre ai vestiti e allo zainetto di uno dei tre. Gli stessi inquadrati dalle telecamere. In casa di uno, c’era anche una miniserra per la marijuana allestita in un armadio, con tanto di piantina in crescita.
Un incendio senza un perché. “Non c’è un movente classico apparente – spiega il pm Siddi -. Pensiamo che si tratti di pura ricerca della distrazione da parte di ragazzi incensurati e provenienti da famiglie normali. Ma il gesto è gravissimo”. Il fenomeno degli incendi in centro era diventato preoccupante e ricorrente, nelle ultime settimane. Prima la pedana esterna del ristorante Tre re data alle fiamme. Poi la moto e lo scooter bruciati nei pressi di via Marconi. Infine i cassonetti in via Saragat e il rogo in via Garbini. Tutto in pochi giorni. Un’escalation che aveva mobilitato il comitato per la pubblica sicurezza, fatto riunire dalla prefettura.
Il fermo per i tre è scattato dopo le perquisizioni di ieri. Rispondono di incendio doloso, danneggiamento e urto in abitazione. Ascoltati dal pm Siddi, si sono avvalsi in due della facoltà di non rispondere. Un terzo ha parzialmente ammesso le sue colpe. A giorni, la convalida dell’arresto.
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