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Estate viterbese - Pif ieri al Tuscia film fest per parlare degli eroi di casa nostra con la sua pellicola d'esordio "La mafia uccide solo d'estate"

“Un film per chi continua a cambiare il mondo… nonostante il mutuo”

di Paola Pierdomenico
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Pif

Pif

Federico Moccia

Federico Moccia

Pif con Michele Astori e Marco Martani

Pif con Michele Astori e Marco Martani

Pif con Michele Astori e Marco Martani

Pif con Michele Astori e Marco Martani

Gli spettatori

Gli spettatori

Pif

Pif

Pif

Pif

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Pif riceve il premio Pipolo sul palco del Tuscia film fest

Gli spettatori

Gli spettatori

Viterbo – “Un film per chi continua a cambiare il mondo… nonostante il mutuo” (fotocronaca  –  slideshow  –  video).

Ridere della mafia è difficile. Quasi impossibile. Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, lo ha fatto e con il suo film d’esordio “La mafia uccide solo d’estate” è riuscito a parlarne con il sorriso.

Sostiene che “come solo gli ebrei possono raccontare barzellette sugli ebrei”, anche lui, da palermitano ha potuto osare per raccontare con leggerezza le stragi mafiose che sconvolsero la Sicilia tra gli anni ’70 e ’90.

Una ricostruzione fatta attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, la cui vita si incrocia con la mafia, da subito, con la dalla strage di viale Lazio del 1969 che fa da sfondo al suo concepimento. Tra elementi di finzione e immagini di repertorio si passa dall’omicidio del generale Dalla Chiesa a quelli di Boris Giuliano, del segretario della Dc Pio La Torre e del giudice Rocco Chinnici. Fino ad arrivare alle bombe di Capaci e di via D’Amelio del 1992. Pif dissacra i boss mafiosi e umanizza gli eroi dell’antimafia. Mette insieme commedia, romanticismo, cinema-verità e inchiesta.

Un vero romanzo di formazione con una storia d’amore e fatti di sangue per rapportarsi a una pagina di storia che ha segnato il paese. Una dichiarazione d’amore che il 41enne fa alla Sicilia e alle persone che hanno lottato per renderla una città migliore.

Di tutto questo, ne ha parlato ieri sera al Tuscia film fest. Prima Pif ha ricevuto il premio Pipolo dalle mani dello scrittore Federico Moccia e poi, dopo la proiezione della pellicola, si è intrattenuto con il numeroso pubblico di piazza san Lorenzo.

“Volevamo costruire un film sulla base di alcuni riferimenti cinematografici, come Amélie e Forrest gump – ha detto lo sceneggiatore Marco Martani -. Dovevamo essere precisi nella ricostruzione degli episodi e infatti è tutto vero, dagli atti dei processi alle parole dei mafiosi. E’ stata una scommessa e gli applausi ci hanno ripagato dell’anno e mezzo di gestazione che è servito per il film”.

Un periodo interminabile. “Il divano della mia casa – ha continuato l’altro sceneggiatore Michele Astori – aveva la forma di Pif. Abbiamo lavorato a un film che fosse originale e la novità sta nello spostamento del punto di vista, che non è quello degli eroi o dei cattivi, ma di una persona normale, in questo caso un bambino, nei cui occhi identificarsi”.

Un metodo di narrazione apprezzato dal pubblico. “Da quando è uscito il film – ha esordito Pif – molto è cambiato nella mia vita. Sono andato a vederlo con il presidente del Senato e ormai, non vado più al cinema, se non con una carica che sia al di sopra. Già ad andarci col presidente della Camera mi girerebbero – ha detto ironico -. A parte gli scherzi, a me fa impressione. Ho avuto tanto apprezzamento. Mi hanno addirittura chiamato i fratelli Taviani che hanno perso tempo a cercare il mio numero per farmi i complimenti. Un successo che non era poi così scontato. Anzi, non ce lo aspettavamo proprio. Alternavo momenti di ego gigante in cui dicevo che il film sarebbe andato benissimo ad altri in cui pensavo che sarebbe andato malissimo.

In quest’ultimo caso, nessuno se ne sarebbe accorto e avrei negato di aver fatto un film. Invece è andato molto bene e ora mi chiedo perché farne un secondo e rovinare tutto. Possiamo fermarci qua”.

Il fatto di essere palermitano ha spinto Pif a osare un po’ di più nel tono usato per ricostruire certi fatti. “Nonostante l’immagine che ne esce, la maggior parte dei palermitani ha confermato che quella era la situazione e questo è importante perché bisogna ripartire dagli errori commessi per andare avanti. Non possiamo dire che allora andava tutto bene, visto che abbiamo abbandonato la nostra città alla mafia. Questo non deve accadere né a Palermo e nemmeno al Nord, dove molti politici hanno lo stesso comportamento che avevamo noi nel passato e questo silenzio non deve esserci. Non più”.

Impossibile, quindi, fare finta di nulla. “Tempo fa, me la sono presa con Vladimiro Crisafulli del Pd perché è stato beccato dai carabinieri a parlare di appalti con un mafioso. Il processo è stato poi archiviato, ma ho chiesto a un mio amico come mai nessuno gli avesse detto di andarsene dal partito e lui mi ha risposto che, in base allo statuto, non poteva essere cacciato. Credo che lo statuto non preveda nemmeno casi come toccare il sedere alle donne in autobus o fare pipì addosso alla gente, ma che certi comportamenti vengano comunque condannati. Si tratta dunque di buon senso. Per sconfiggere la mafia serve buon senso”.

Pif, tramite il protagonista, prende di mira Andreotti. Il ragazzo pensa che sia una brava persona in quanto “amico degli amici”. Vuole essere come lui, tanto da arrivare a mascherarsi come l’allora presidente del consiglio durante una festa di Carnevale organizzata dalla scuola coi compagni vestiti da principi e cowboy. “Non è un film autobiografico – ha spiegato Pif -. Forse un po’, ma non del tutto visto che io scrivevo temi contro Andreotti. Ho saputo poi che qui a Viterbo un bel po’ di voti li ha presi – ha detto rivolto al pubblico con un sorriso malizioso -. Tornando al film, sono episodi che hanno fatto parte della nostra vita e rispecchiamo un po’ la mia generazione. Vivere quelle tragedie a a vent’anni, quando inizi ad avere le prime idee politiche e sei arrabbiato con il mondo, ti colpisce. Sono convinto che mi abbia segnato”.

Era necessario quindi parlarne. Raccontare come sono andate le cose e rompere il silenzio che lascia tutto scorrere nella normalità.

“Una volta ho intervistato un commerciante di Gela, uno che hanno tentato di uccidere due volte e nonostante ciò non ha mai pagato il pizzo, mettendo anche su un’associazione anti racket. E’ una delle persone che stimo di più. Quando hai vent’anni, vuoi spaccare il mondo, poi vengono fuori i compromessi per la la famiglia, il lavoro e il mutuo. Ecco, quando vedi gente che, superato il lavoro e il mutuo, continua a essere arrabbiata e a voler cambiare il mondo, beh io me ne innamoro. Chi combatteva la mafia, allora, era un folle perché non aveva nessuno dalla sua parte e, anzi, come diceva Falcone, la maggior parte dei palermitani stava alla finestra a guardare la fine della corrida. Lo vivevano come se non fosse un problema loro. Ma non era così“.

Da qui la voglia sempre più forte di fare un film per rendere onore agli eroi di casa nostra. “Ho un mio amico che si vergognava di essere palermitano e quando andavamo in giro diceva di essere di Bologna. Ci vergognavamo perché nessuno ci aveva spiegato chi erano Chinnici o Guliano e pensavamo solo di venire dalla città della mafia e di Riina. E’ gravissimo. Avevamo eroi dentro casa e nessuno ce ne ha mai parlato. Però, tutti a guardare Steve Jobs, che, va bene, ha fatto l’ipad, ma insomma anche ‘sti cazzi di fronte a uno come  Chinnici. Ecco, questo film – ha concluso con voce emozionata – è per quelli che continuano a voler cambiare il mondo… nonostante il mutuo”.

Paola Pierdomenico


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15 luglio, 2014

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