Viterbo – “I bambini sono le vere vittime del conflitto”.
Più di dodici giorni di offensiva israeliana. 334 le vittime palestinesi e 2270 i feriti. Tra loro tanti bambini. Cresce, inoltre, di giorno in giorno il numero degli sfollati negli edifici dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi, salito a 55mila unità.
L’ambasciatrice palestinese in Italia Mai al Kaila, ieri in visita a Viterbo per la serata inaugurale del Tuscia Operafestival, rivolge il suo pensiero a quello che definisce il massacro di Gaza. E non solo. Pensa ai bambini “vittime innocenti del conflitto” e dice che “i suoi occhi piangono sangue per quello che sono costretti a subire”.
Senza perdere la speranza, però, lancia il suo appello di pace per voltare definitivamente pagina.
Qual è la situazione reale in Medioriente in base agli ultimi suoi contatti coi vertici palestinesi?
“E’ una situazione molto difficile – dice l’ambasciatrice -, specialmente all’interno della Palestina con le brutali aggressioni militari sulla Striscia di Gaza che colpiscono i civili e soprattutto i bambini, vere vittime di tutto questo”.
Al di là dei morti, quali sono le conseguenze economiche dell’invasione di terra da parte di Israele in atto da giovedì?
“Lo sviluppo economico di Gaza è paralizzato da anni a causa di questo conflitto. Non c’è crescita e l’impoverimento è molto alto. La situazione è anche più rischiosa perché ora c’è da fare conto con le distruzioni di case e di intere famiglie che vengono colpite dagli attacchi. Non c’è via di uscita”.
Perché Hamas non è stato d’accordo col cessate il fuoco? Dove porterà la sua strategia?
“I leader palestinesi vogliono porre fine a questo attacco per salvare le vite dei nostri bambini. Al momento, infatti, a rimetterci sono proprio loro. In questo gioco politico, Hamas ha posto delle condizioni per raggiungere un accordo. Il presidente Mahmud Abbas sta provando a fermare questo massacro”.
C’è chi vi accusa di usare i bambini come scudi.
“Non è assolutamente vero. La verità è che Israele usa questa scusa per prolungare gli attacchi. Ciò che viene raccontato è diverso da quello che accade realmente. Chi verrà nella nostra terra, si renderà effettivamente conto che Israele sta attaccando la Palestina e che i civili e i bambini ne sono le principali vittime”.
L’Ue riconosce Hamas come una formazione terroristica.
“Hamas è una parte della società palestinese. E’ antecedente ed estremista. Noi,invece, siamo più laici, siamo persone che vogliono vivere la loro vita secondo i valori palestinesi. La comunità internazionale sta provando a superare il conflitto in diversi modi tra cui quello di dire che Hamas è una formazione terroristica. Chiediamo però di guardare anche dall’altra parte del conflitto, in cui ci sono parti di Israele che adottano gli stessi strumenti per uccidere i bambini. La visione deve essere globale. Noi, comunque, vogliamo risolvere il problema più che accusare qualcuno”.
Come giudica le posizioni dell’Onu, degli Usa e dell’Europa?
“Chiederei un’azione più forte di fronte a questo massacro che si sta consumando a Gaza. Abbiamo superato il 20esimo secolo, che è stato il secolo dei conflitti e, ora, dovremmo guardare ai valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Quello che sta accadendo in questo momento è completamente contrario a tutto ciò. Solo nel rispetto dei valori e dei nostri bambini riusciremo ad andare avanti per risolvere il conflitto in maniera diplomatica”.
Cosa si aspetta dall’Italia che, in passato, è sempre riuscita, in un modo o nell’altro, a mantenere buoni rapporti con entrambi i paesi?
“L’Italia è un buon amico dei palestinesi. La ministra degli Esteri Mogherini è venuta nel nostro stato per rendersi conto coi suoi occhi di cosa stesse accadendo. Il governo italiano, inoltre, ha garantito un supporto economico per l’emergenza a Gaza. Il rapporto di amicizia va avanti”.
Quali sono le prospettive e, secondo lei, ci sono margini di dialogo?
“Come palestinesi – ha concluso Mai al Kaila – teniamo le porte aperte a qualsiasi vera forma di negoziazione. Dialogo che Israele ha sempre rifiutato. Al momento, non abbiamo interlocutori perché il governo di Netanyahu è un governo estremista, fatto di terrorismo e crimini di guerra. In queste condizioni è difficile collaborare”.
Paola Pierdomenico
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