Viterbo – (s.m.) – 53 mucche smarrite da un giorno all’altro.
Sarebbe questo l’espediente utilizzato da un’azienda agricola della provincia per accedere ai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale (Psr).
Nel registro degli indagati sono finiti i titolari di un allevamento di mucche, fratello e sorella. Sono inquisiti per tentata truffa, insieme al presidente di un’associazione a tutela dei produttori agricoli. Un dirigente del servizio veterinario della Asl dovrà rispondere, invece, di falso, per aver sottoscritto la denuncia di smarrimento dei 53 bovini. Che per gli inquirenti è inverosimile e strumentale.
Tutto comincia nel giugno 2012. I due fratelli presentano la domanda di accesso ai contributi del Psr: globalmente cento milioni di fondi europei per potenziare l’agricoltura laziale. Si parla di 60mila euro per cinque anni alle aziende ritenute meritevoli. Totale: 300mila euro. Una somma per cui fare carte false in tempi di crisi. E per il pm Stefano D’Arma sarebbe andata proprio così.
I due fratelli avrebbero bluffato sui requisiti minimi per ottenere il finanziamento. In particolare, sul numero delle mucche dell’allevamento, che doveva restare contenuto entro un certo limite per accedere ai fondi. Da un controllo, salta fuori che il numero di mucche indicate nella richiesta non corrisponderebbe a quello effettivo. A quel punto, i due imprenditori si sarebbero muniti della denuncia di smarrimento di 53 mucche, con l’avallo del dirigente del servizio veterinario e del presidente dell’associazione agricola, che segue l’intera pratica.
Ma la sua posizione è la più marginale, secondo i difensori Roberto Rossi e Stefania Sensini: “Studieremo con attenzione il carteggio del pm – dichiarano -, ma al momento gli elementi raccolti non ci sembrano solidi al punto da poter sostenere un processo”.
Ieri mattina sono scattate le perquisizioni simultanee della forestale. Il pm Stefano D’Arma ha disposto il sequestro di tutto il materiale utile alle indagini in casa degli indagati e nei loro uffici. Documenti sulla pratica in questione, ma anche appunti o email sospetti, che potessero tradire un accordo tra gli imprenditori, il presidente dell’associazione e il dirigente del servizio veterinario.
I forestali sarebbero passati anche agli uffici del settore decentrato Agricoltura. Le domande per il Psr li avevano già portati una volta a setacciare carte in viale Romiti. Ieri mattina, ci sono tornati.
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