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Viterbo - Alida Castelli, consigliera di Parità della Regione, interviene sulla vicenda "quote rosa" in Comune

Dov’erano le donne quando costituivano la giunta?

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Viterbo - piazza del comune

Piazza del Comune

Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto nei giorni scorsi, su Tusciaweb, due interventi di Vita Sozio, sul primo dove dice che le donne non hanno bisogno di quote (di genere per cortesia non rosa) non avrei replicato in quanto la libertà di opinioni è sempre ben accetta, anche se le motivazioni non mi sembrano altrettanto legittime.

Chiamate in causa direttamente, in un secondo articolo, le consigliere di parità, non posso fare a meno però di precisare alcune cose.

E’ vero, come viene spiegato, che le consigliere di parità devono intervenire nelle situazioni di discriminazione e promuovere la parità, ma il nostro ruolo è sostanzialmente legato al campo del lavoro.

Il ricorso al Tar per il non rispetto delle quote di genere, può essere presentato, come si evince proprio dalla sentenza del Tar di Roma del 25 luglio 2011 da “ciascun cittadino elettore ( …) in quanto soggetto potenzialmente aspirante alla titolarità della carica.”

Da questa affermazione si evince che il ruolo delle consigliere di parità non è necessario ma eventualmente di aiuto.

Personalmente ho sottoscritto negli scorsi anni due ricorsi entrambi in Provincia di Frosinone, sollecitata da alcune donne, non consigliere comunali, che si sono indignate per la costante assenza di donne nella Giunta nonostante lo Statuto Comunale lo prevedesse esplicitamente. Un intervento autonomo non sarebbe stato accettato dal Tar per mancanza di legittimazione della nostra figura.

Detto questo per amore di verità, rimane tutto aperto il problema della rappresentanza di genere nel Comune di Viterbo, rappresentanza ben individuata nell’articolo 3 dello Statuto Comunale.

Allora mi sorgono alcuni dubbi, dove erano le donne tutte, ma le forze politiche in particolare nei momenti della nascita della nuova giunta? Un ricorso al Tar si può fare nei termini di legge entro 60 giorni dalla costituzione della Giunta. Ci si è accorti solo ora che le donne sono assenti perché il Comune di Roma ha visto la sua giunta azzerata?

Non credo che nessuno possa sentirsi innocente, né tanto meno accusare altri, credo invece in un grande lavoro unitario di quanti, donne e uomini pensano -proprio come è scritto nella recente sentenza del Tar di Roma – che l’”equilibrata partecipazione di uomini e donne (col loro diverso patrimonio di umanità, sensibilità,approccio culturale e professionale che caratterizza i due generi) ai meccanismi decisionali e operativi di organismi esecutivi o di vertice diventa nuovo strumento di garanzia, funzionalità, maggiore produttività, ottimale perseguimento degli obiettivi, trasparenza ed imparzialità dell’ azione pubblica.”

Ed infine, non credo in una via solo giudiziaria alle pari opportunità, le leggi ci sono dobbiamo farle rispettare senza dover ricorrere, quando è possibile ai tribunali, ma facendole diventare patrimonio e cultura di tutti e tutte.

Alida Castelli
Consigliera di parità della Regione Lazio


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28 luglio, 2011

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