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Cultura - Una passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci che si svolgerà sabato 2 agosto alle 18.30

“La storia e la cicoria”, Tuscania raccontata da Pier Paolo Pasolini

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Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Viterbo - La villa di madonna Cornelia - Antonello Ricci

Antonello Ricci

Tuscania – Tutto pronto per “La storia e la cicoria”, Tuscania raccontata da Pier Paolo Pasolini.

Una passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci che si svolgerà  sabato 2 agosto alle 18.30 con appuntamento alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Con la partecipazione di Totò – Pietro Benedetti.


Dev’essere di una qualità tutta speciale la luce maremmana che ogni giorno, da mezzogiorno al tramonto, inonda-incendia i bastioni tufacei di San Pietro e Santa Maria Maggiore a Tuscania.

Luce misteriosa: mistica epperò pagana. Luce inquieta: sempre solcata da sogni visioni ritorni d’oltretomba. Spiriti etruschi come ombre della sera o attori-personaggi-larve infelici che increspano l’aria come l’Othello di Orson Welles. Ma anche (e soprattutto) “l’assurdo Totò l’umano Totò il matto Totò”, alias frate Ciccillo nell’episodio duecentesco incastonato al centro del pasoliniano Uccellacci e uccellini (1965): apologo-capolavoro girato tra la torre di Santa Maria i ruderi di Rivellino e l’acropoli di San Pietro, fianco a fianco “con l’innocente col furbetto Davoli Ninetto”.

Nel 1969 Ninetto forse tornerà anche a Tuscania con il regista friulano per sostenere il ruolo di Charlot-Andreuccio nel primo episodio del Decameron. Nella penombra di Santa Maria Maggiore, ai piedi dello spettacolare Giudizio universale su cui troneggia un Satanasso intento a divorare dannati ed a cagarli: affresco che sembra promettere la grottesca visione infernale su cui andranno a chiudersi i Racconti di Canterbury (1972). Totò, Ninetto, Pier Paolo, “uomini umani”.

I loro ritratti sono ancora lì sul grande schermo, sullo sfondo della febbrosa valle del Marta, dei nobili monumenti di Tuscania, voluti a ricreare l’incanto universale di un Medioevo-Novecento tutto realismo e allegoria insieme. Una luce pura e senza tempo sembra splendere insomma su Tuscania: una luce lievissima, fredda e mentale, povera e magra, tale da convincere Curzio Malaparte a evocare per essa un paragone con Giotto. Giotto, sì. Proprio lui, guarda caso. Di Giotto è infatti anche il Giudizio Universale che visita nottetempo i sogni del Pasolini-personaggio-pittore protagonista del secondo tempo del Decameron.

Ma è destino che ogni cerchio si chiuda: così non ci stupiamo se qualche anno dopo Mario Luzi ripartirà da quella stessa rosa di parole, per celebrare in versi la luce (classica, maremmana e universale) di un pittore nostro contemporaneo e conterraneo: Giuseppe Cesetti, il maestro di Tuscania.

Antonello Ricci


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1 agosto, 2014

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