Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si chiama Decreto del Commissario ad Acta 25 luglio 2014 n. U00247 concernente “Adozione della nuova edizione dei Programmi Operativi 2013-2015 a salvaguardia degli obiettivi strategici di Rientro dai Disavanzi sanitari della Regione Lazio” pubblicato sul BURL n. 62 del 05/08/2014 quella che potremmo definire la doccia fredda di piena estate.
In questo decreto le strutture che già hanno subito un declassamento – è il caso della struttura di Acquapendente che, vale la pena ricordarlo, è diventato Ce.C.A.D a partire dal 2012 – saranno ulteriormente trasformate. E, apprendiamo dal suddetto decreto, ulteriormente sminuite.
Prendiamo atto che le richieste più volte presentate e portate sul banco della discussione non sono state accettate. Nei diversi incontri intercorsi nell’ultimo periodo, così come nelle lettere inviate al Presidente della Regione e alla Cabina di Regia per la sanità, sono state chieste le stesse dotazioni che che oggi scopriamo essere state concesse alle strutture di Subiaco, Bracciano e Monterotondo e che sono previste al paragrafo 9.2.2 “Presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate” del Regolamento di attuazione della legge n. 135/2012 di conversione del DL n. 95/2012.
Nel citato Regolamento di attuazione è indicata la dotazione minima prevista per tali presidi e cioè un reparto di 20 posti letto di medicina con un proprio organico di medici e infermieri, una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in day surgery o eventualmente in week surgery, un Pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’emergenza/urgenza.
Ma lo stesso Regolamento di attuazione definisce le zone particolarmente svantaggiate, tra l’altro, come quelle distanti 60 minuti dai presidi di pronto soccorso, superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace. Queste caratteristiche sono proprie anche del nostro presidio che è invece stato escluso da tale classificazione.
Il dialogo, politico e istituzionale, non si ferma per affermare le nostre ragioni: sono convinta, come ho sempre sostenuto che il potenziamento e non il declassamento delle strutture di confine della nostra provincia, e non solo dell’ospedale di Belcolle, possa costituire una valida opposizione alla mobilità passiva così come la definizione di accordi interregionali che interpretino i reali fenomeni che già si verificano in queste aree.
Chiedo al presidente Zingaretti, di rivedere il decreto appena emanato inserendo tra i presidi previsti in zone particolarmente svantaggiate la struttura di Acquapendente e tutte quelle in ambito regionale che presentano le caratteristiche elencate nel Regolamento attuativo sopra richiamato.
Alessandra Terrosi
Deputato Pd
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