Viterbo – Quattro arresti e otto indagati a piede libero per un’evasione fiscale milionaria. Ma alla procura viterbese non basta.
Il pm Fabrizio Tucci ha impugnato l’ordinanza del gip di Viterbo Francesco Rigato. La stessa che ha fatto finire in cella i fratelli Elio e Catia Marchetti e ai domiciliari i loro consulenti romani di fiducia, padre e figlio, Bruno e Luca Giordani.
Gli arresti scaturiscono dall’operazione “Red Zoll” della polstrada: Iva evasa per 6 milioni, secondo le indagini degli inquirenti, e un sequestro per equivalente ridotto a 4,5 milioni dal tribunale del Riesame di Viterbo.
Ieri, nuova udienza al Riesame, stavolta di Roma. Il magistrato titolare dell’inchiesta contesta il rigetto, da parte del gip, della custodia cautelare per l’ipotesi di associazione a delinquere. Da quanto si apprende la procura aveva chiesto otto arresti. Ne ha ottenuti quattro e senza l’ulteriore accusa di associazione a delinquere. La più pesante, che il gip Rigato ha però ritenuto di non contestare.
Da qui, il motivo del ricorso, discusso ieri davanti ai giudici romani dal pm Tucci e seguito dalla replica dei difensori. “Riteniamo che manchino del tutto i presupposti per un’accusa di associazione a delinquere”, afferma Roberto Massatani, difensore di Elio Marchetti insieme al collega Marco Valerio Mazzatosta. Presenti anche i legali di Catia Marchetti (Francesco Massatani), dei commercialisti romani e degli altri indagati.
Il Riesame si è riservato la decisione. Arriverà entro i prossimi dieci giorni.
L’indagine, seguita dalla sezione polizia giudiziaria della polstrada, era partita nel 2013 da una segnalazione dell’Agenzia delle entrate. Gli investigatori hanno parlato di “importazione disinvolta e spregiudicata delle autovetture” che arrivavano dalla Germania nella concessionaria Gold Group in via della Palazzina, di proprietà dei Marchetti.
Attualmente, i Marchetti e i Giordani sono agli arresti domiciliari, mentre gli altri otto indagati sono tutti a piede libero. Diversamente dai due imprenditori viterbesi, ai commercialisti non sarebbero contestati reati finanziari. Anche per questo, fin da subito, hanno ricevuto un trattamento diverso finendo ai domiciliari e non in carcere.
Il destino degli indagati dipende tutto dal verdetto del Riesame. Se passasse l’associazione a delinquere, per qualcuno si potrebbero riaprire le porte di Mammagialla.
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