Viterbo – Le Minimacchine, un patrimonio per la città destinato ad andare in malora, a marcire dentro un capannone, se nessuno s’impegna a dare loro il giusto risalto.
Il loro posto non è un magazzino, piuttosto un vero e proprio museo. Non servirebbe molto.
E’ la battaglia che porta avanti da anni Pino Loddo, capofacchino della minimacchina al Pilastro che quest’anno festeggia il suo 43esimo trasporto.
Una battaglia che meriterebbe più attenzione di quanta non ne abbia avuto finora. Poca.
Rispetto alle “sorelle maggiori”, le dimensioni delle minimacchine consentono di trovare con più facilità un posto dove esporle e sarebbero un’attrattiva per i turisti.
“Ritengo – spiega Loddo – che di luoghi se ne possono trovare, a cominciare dalla chiesa di sant’Egidio al corso.
Le minimacchine sono parte della nostra storia. Invece le lasciamo andare in malora, si rovinano.
Così come la parti di Macchine ormai inutilizzabili potrebbero essere posizionate al centro delle rotonde cittadine.
Viterbo vive della tradizione di santa Rosa, andrebbe valorizzata nel modo giusto”.
Basterebbe un po’ di buona volontà. Chissà che dalle parti del comune non sia la volta buona.
Al Pilastro sarebbero già pronti. Ci sono quattro minimacchine che è possibile ricostruire e mettere in mostra. Da subito.
Quella di Paolo Papini del 1889, quella di Gaetano Spadini datata 1865, quindi Angelo Papini anno 1821 e Volo D’Angeli di Zucchi, del 1967 e portata a spalla dai mini facchini al Pilastro nel 1992. Oltre alla nuova, Spirale di Fede.
Dal passato al presente e all’immediato futuro, con la nuova minimacchina, Spirale di Fede. Che tra l’altro, per la sua particolare struttura in polistirolo e resina, un domani potrebbe anche essere esposta pure in uno spazio esterno e rimanere intatta per anni.
“Abbiamo deciso di costruirla a metà marzo – ricorda Loddo – sono arrivati i primi disegni, quindi la fase operativa vera e propria.
E’ una macchina impegnativa, un’emozione fin da ora pensando al 30 agosto”. Sotto ci sarà una formazione di 48 facchini, sessanta in tutto considerando i cambi, per una squadra che arriva a 130 elementi. Tutti fra gli otto e i tredici anni.
“Sono ragazzi che danno l’anima – precisa Loddo – io li chiamo i leoni del Pilastro. Non hanno paura di niente. Stanno insieme in uno spirito di fratellanza.
E’ questo che insegno loro: quando siete sotto e vi sentite stanchi, potete chiedere a chi vi sta accanto d’aiutarvi per riprendere fiato, poi toccherà anche a voi.
A Natale, quando ci incontriamo è sempre una festa, li vedi che si abbracciano, felici di rivedersi. Poi per me è una grande soddisfazione che quarantaquattro di loro siano entrati a far parte della squadra del tre settembre”.
Quest’anno il trasporto della minimacchina avrà una dedica speciale. “Tutta la festa al Pilastro – anticipa Angelo Loddo, presidente del comitato festeggiamenti – sarà in onore di Luca Brancadoro il nostro vice presidente, scomparso lo scorso giugno”.
La scelta di riprodurre Spirale di Fede, che ieri alla pesa è risultata di 433 chili, un centinaio in meno rispetto alla precedente, è un omaggio alla famiglia Valeri – Palazzetti, ideatori della Macchina.
“Secondo noi – osserva Angelo Loddo – è fra le Macchine, quella che meglio ha rappresentato la viterbesità, per la sua storia, la visita del Papa, i tre passaggi straordinari.
Quest’anno è il trentennale della visita di Papa Giovanni Paolo II, lo scorso abbiamo festeggiato trentacinque anni di Sodalizio, c’è il riconoscimento Unesco.
Riteniamo d’avere trovato una sintesi perfetta con questo modello”.
Giuseppe Ferlicca
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