Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non si può accettare una visione puramente pragmatica della società civile, ridotta a luogo di scambi puramente funzionali senza prospettive valoriali o trasformata in area dell’acquisizione del consenso e di compensazione degli squilibri sociali provocati dal cattivo funzionamento delle istituzioni pubbliche.
La società civile è la base comunicativa e morale della società, l’area nella quale si materializza la solidarietà sociale come frutto della mediazione tra la libertà degli individui e il senso dello “stare insieme”.
Occorre riscoprire un’originarietà del sociale, che si materializza nel riconoscimento di una umanità che da vita ad un’etica della collettività. Le associazioni, come la Confartigianato con i suoi molteplici settori, sono il crogiolo di questo basamento.
La globalizzazione rende sempre più pressante, nel nostro contesto sociale, questa esigenza, preso atto della interdipendenza strutturale che caratterizza la nostra epoca e che obbliga le persone a definire una nuova antropologia in grado di favorire la convivenza in pace e prosperità. Il raggiungimento di tale obiettivo non è possibile se pensiamo che sia sufficiente una legge.
Questa istanza, resa ancor più acuta nel nostro contesto sociale, da forme crescenti di interdipendenza strutturale che rendono trasparente l’esigenza di una sempre più profonda relazione tra i soggetti, ha trovato piena espressione nello sviluppo di un’antropologia personalista, che guarda all’uomo come individualità irripetibile, come essere dotato di una dignità assoluta, e, nello stesso tempo, come essere la cui natura è intrinsecamente sociale, così da non potersi realizzare se non attraverso la costruzione di un tessuto di relazioni.
La società non risulta pertanto, in questo quadro, come qualcosa di accidentale o di accessorio, ma come espressione di una dimensione costitutiva dell’umano, il suo essere relazionale, e come finalizzata alla sua piena realizzazione.
È come dire che la persona trova nella società l’elemento essenziale del suo vivere, mentre, a sua volta, la società ha come suo ultimo fine la persona. Questo comporta tanto il superamento di un’antropologia individualista, che conduce alla segmentazione sociale, quanto il superamento di un’antropologia collettivista, che riduce la persona a mezzo, e dunque nega la sua dignità.
La centralità della società civile e la sua irriducibilità, sia al mercato che allo stato, trova qui la sua ragion d’essere.
L’esigenza dello sviluppo di relazioni sociali, non imposte istituzionalmente dall’alto ne ispirate a motivazioni puramente utilitariste e strumentali, ma derivante da istanze che fondano le loro radici nelle mutue relazioni delle persone da cui trae oroigine la società, e che sono perciò capaci di connettere in modo fecondo senso e funzionalità, è legato al superamento tanto di un’interpretazione dell’uomo come “uomo economico” che come “uomo politico” e alla disponibilità a fare propria una “umanità” in cui l’originalità e la gratuità della relazione sono a fondamento dei reciproci diritti e doveri.
La società civile, che fonda le sue radici sulla persona come soggetto di relazioni, che non si astrae dalle strutture storico-sociali, diviene la via per il superamento dell’esclusività dei rapporti stato-individuo o individuo-mercato, e perciò può contrastare tanto lo statalismo totalizzante che il mercato dominato da logiche privatistiche esasperate. E la nostra associazione, Confartigianato imprese di Viterbo, è lo spartiacque etico per una deriva penalizzante per l’uomo.
La società civile, lungi dall’opporsi alla società politica o alla libera iniziativa economica, rappresenta il luogo di valutazione delle proposte e di regolazione delle stesse.
Dalla società civile scaturisce un’etica autonoma che, facendo appello ai due poli indissociabili della dignità della persona e della comunità degli uomini, si traduce in modelli di convivenza fondati sul rispetto della libertà dei singoli e sulla promozione di una crescita solidale: modelli che plasmano un agire civile contrassegnato dalla mediazione di responsabilità e solidarietà, e perciò orientati alla promozione dei singoli e dell’intera comunità umana.
Stefano Signori
Presidente di Confartigianato imprese di Viterbo
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