Montalto di Castro – Una raccolta firme per rilanciare il presidio socio sanitario di Montalto.
L’idea è di Daniela Scatolini, 45 anni e l’esperienza della malasanità vissuta sulla sua pelle: non cammina dal 2005. Vittima di un angioma nel midollo non curato in tempo, che l’ha inchiodata a una sedia a rotelle.
Adesso lavora per una sanità migliore. Per questo si è buttata a capofitto in un progetto di potenziamento del presidio socio sanitario di Montalto di Castro. Un piano ambizioso, lanciato da Daniela a inizio agosto sulle colonne di Tusciaweb: un restyling completo del servizio per renderlo più vario ed efficiente, in modo da garantire a Montalto un’adeguata copertura sanitaria per un ampio range di esigenze. Senza dover per forza arrivare a Tarquinia anche per dei punti di sutura.
A questo scopo è già partita casa per casa la raccolta firme a Montalto e nella frazione di Pescia Romana. Da domani, la petizione arriverà anche in piazza: a Pescia, il primo e l’8 settembre dalle 7,30 alle 13, nei pressi del mercato, in piazza delle Mimose; a Montalto, il 4 settembre, sempre vicino al mercato e alla stessa ora, in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa.
“C’è la soddisfazione di vedere che un’idea partita da me è diventata ora una battaglia collettiva – afferma Daniela Scatolini -. Tanta gente è disposta a sostenere il progetto, perché l’obiettivo è un servizio sanitario migliore per tutti, sfruttando al cento per cento una struttura già esistente. Il centro è già operativo, ma al momento ospita solo tre medici di base, il cup e alcuni specialisti”. Il sogno di Daniela sarebbe quello di ampliare l’offerta sanitaria ospitando un numero ancora più ampio di specialisti in varie branche della medicina, potenziando il cup e aggiungendo servizi come una postazione fissa di primo soccorso e apparecchiature per la diagnostica.
“In questo modo, Montalto godrebbe di una buona copertura sanitaria, senza condannare i suoi cittadini a spostarsi di venti o trenta chilometri, anche perché in molti, come anziani e disabili, non possono farlo agevolmente. La sanità deve avvicinarsi al paziente, perché è un diritto di tutti e interessa tutti, senza distinzioni di reddito o colore politico. Il mio rammarico è che per avere cure vicine a casa nostra, e quindi per un diritto, dobbiamo lottare e raccogliere firme”.
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