Viterbo – Si ballava meglio quando si ballava peggio…
Negli anni 70 e 80, quando la disco impazzava, non c’erano smartphone, sms, Facebook e la discoteca era per giovani e meno giovani, luogo d’eccellenza dove incontrarsi, fare conoscenze, dove le storie nascevano e spesso finivano. Il tempo di un disco. Rigorosamente vinile.
Un po’ di quell’atmosfera ieri sera è stata fatta rivivere nelle piazze del centro storico di Viterbo con Friday night fever (fotocronaca – slide – video).
Ma giusto un po’.
Gente per le vie del centro se n’è vista.
A piazza del comune, diversa su corso Italia o via san Lorenzo, ma poco ballo e tanto struscio. E nessuno o quasi in diverse piazze dove sono stati allestiti i palchi. Piazza del Teatro, della Repubblica, Unità d’Italia, Fontana Grande, delle Erbe, del Gesù. Deserte.
Sarà stato il tempo poco clemente, sarà che un’iniziativa del genere si addice più a luglio o agosto piuttosto che dopo santa Rosa, ieri sera il centro di Viterbo si è riempito, ma decisamente sotto le aspettative.
Tanta musica e qualche vecchia conoscenza, come Riccardo Cioni, mitico dj anni 80, a piazza Verdi. Desolatamente vuota intorno a mezzanotte. Oppure gli Squali. A piazza Fontana grande. Come piazza Verdi. Stesso orario, stesso panorama.
Per non parlare di piazza della Repubblica o Unità d’Italia. Mentre piazza delle Erbe è stata la prima a capitolare.
E’ andata meglio a piazza del Plebiscito, cuore della festa. Affollata, ma dalle 23 e fino all’una. Poi si è trasformata in una sorta di karaoke paesano e si è andati decisamente indietro rispetto al ventennio contemplato dall’iniziativa. Anni 60. Altrove, già a mezzanotte c’era il vuoto.
Poteva andare decisamente meglio.
Forse il sindaco Michelini poteva pensare a meno piazze e più attenzione alla qualità delle iniziative proposte. Ne farà tesoro? Chissà.
Ieri sera in giro non si è visto. Forse perché non ha bisogno di ballare in piazza, visto che la sua amministrazione già balla di suo.
Sta di fatto che la febbre del venerdì sera voluta dal comune di Viterbo si è abbassata prima del previsto. Doveva finire tutto alle 5, ma già alle 2.30 la festa era bella che finita.
Ventimila euro il budget messo a disposizione dall’assessorato alla Cultura.
Pochi per far salire sul palco nomi mitici come Bee Gees, Gipsy Kings o Duran Duran.
Nel primo caso, poi, una reunion è tecnicamente impossibile, almeno in questo mondo.
Così ci hanno pensato cover band a suonare i loro successi. Ecco allora i Wild boys, oggi diventati quiet men. Il tempo passa per tutti.
La festa ieri era anche per i negozi. Potevano rimanere aperti, ma in pochi lo hanno fatto. Si contavano sulle dita di una mano gli esercizi che ne hanno approfittato. Anche perché sono stati avvertiti all’ultimo minuto.
E alla fine, si è ballato più per il freddo che non per la musica.
Giuseppe Ferlicca
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