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Rapina alla Carivit di Bassano Romano - Dipendenti della banca rinchiusi in uno stanzino, salvati dagli operai che hanno chiamato i carabinieri - Il materiale sequestrato presto analizzato dai Ris

Hanno rotto il lucernario e gridato aiuto

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Rapina in banca a Bassano, l'arrestato V.G.

Rapina in banca a Bassano, l’arrestato V.G.

Rapina in banca a Bassano, l'arrestato A.D.M.

Rapina in banca a Bassano, l’arrestato A.D.M.

La conferenza per illustrare i dettagli dell'operazione "Point Break"

La conferenza per illustrare i dettagli dell’operazione “Point Break”

I carabinieri fuori dalla Carivit

I carabinieri fuori dalla Carivit

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori ripresi dalle telecamere

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori ripresi dalle telecamere

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, uno dei rapinatori appende il cartello di chiusura fuori dalla banca

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, uno dei rapinatori appende il cartello di chiusura fuori dalla banca

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori controllano la cassaforte

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori controllano la cassaforte

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori controllano la cassaforte

Colpo alla Carivit di Bassano Romano, i rapinatori controllano la cassaforte

Bassano Romano – Prigionieri senza sapere che fare.

Quindici minuti. Tanto sarebbe durato il sequestro dei due dipendenti della Carivit svaligiata a Bassano. Un tempo piccolo, che l’angoscia ha dilatato fino a farlo diventare un’eternità.

Non avevano telefoni con se. I rapinatori, travestiti da finanzieri, li hanno costretti a scendere entrambi, un uomo e una donna, nel sottoscala della banca, per poi rinchiuderli in uno stanzino. Non gli è bastato gridare con la loro voce per farsi sentire. Degli operai, fuori dalla banca, si sono accorti di loro solo quando i dipendenti della filiale hanno rotto il lucernario con la scopa. A quel punto è scattato l’allarme al 112. Il sopralluogo dei carabinieri. L’indagine del pm Stefano D’Arma, che ha visto impegnati numerosi reparti del comando provinciale: dai carabinieri di Bassano al nucleo operativo radiomobile di Ronciglione, compresi il reparto operativo e il nucleo investigativo di Viterbo.

L’arresto dei malviventi è dell’altra notte, nell’operazione “Point Break”. Sarebbero stati V.G. e A.D.M., cinquantenni pregiudicati del Foggiano e del Palermitano, a inscenare il controllo della finanza, servito come pretesto per mettere a segno la rapina del 30 luglio (fotocronaca: Il materiale sequestrato e i rapinatori in azione  slide video: Il colonnello Conte: “Prenderemo anche il terzo rapinatore”  –  Le immagini della rapina). Un lavoro di fino: avevano tutto l’occorrente per far credere ai dipendenti di essere ufficiali delle fiamme gialle. Dai tesserini alle pettorine. Fino alla ‘pistola d’ordinanza’. Un tempo arma giocattolo, modificata dai rapinatori e pronta a sparare.

Hanno azzardato il volto scoperto, sfidando persino le telecamere a circuito chiuso che li hanno ripresi. Contavano sulle difficoltà che avrebbero incontrato i carabinieri a rintracciarli: uno era stato cancellato persino dalle liste anagrafiche del suo ultimo comune di residenza, perché risultava irreperibile.

Per un’ora e mezza sono rimasti nella filiale, in compagnia dei dipendenti, fingendo una verifica fiscale. Tempi calcolati al millimetro per far aprire la cassaforte e sparire con un bottino da 180mila euro.

Due sono stati presi in un mese e mezzo di indagini. Ma non basta. Adesso si cercano i complici e nulla esclude che si trovino fuori regione.

La Fiat Grande Punto usata per la rapina e dipinta di grigio per renderla simile a quelle della finanza è stata rubata a febbraio a Terni. Un elemento che potrebbe diventare un nuovo spunto investigativo per localizzare chi ha aiutato V.G. e A.D.M..

Indizi utili potrebbero provenire dalle analisi di laboratorio dei reperti sequestrati: cellulari, la pistola modificata e fatta diventare un’arma vera, i polpastrelli in silicone con impresse impronte finte per depistare gli investigatori. Tutto il materiale sarà presto portato ai carabinieri del Ris.

Oggetto di indagine è anche la provenienza delle divise e delle pettorine trovate ai rapinatori. A una prima analisi, risulterebbero autentiche.

V.G. e A.D.M., intanto, restano il primo a Regina Coeli e il secondo al nuovo complesso carcerario di Borgata Aurelia. Entro quarantott’ore dovranno comparire davanti al gip per la convalida dell’arresto.

 

 

 

 


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18 settembre, 2014

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