Viterbo -Tusciaexpò chiude? La società nata per lanciare l’attività fieristica nel capoluogo, compresa la realizzazione della struttura, è da tempo mantenuta in vita artificialmente.
Il sindaco Michelini la vuole salvare dalla morte certa cui è destinata, trasformandola da esperienza fallimentare, visti gli obiettivi mancati e i soldi spesi, a chiave di volta per lanciare un progetto agroalimentare alla Volpara.
Lo va dicendo da mesi, ma oggi c’è l’assemblea dei soci. Al comune potrebbe riservare una brutta sorpresa.
Provincia e Camera di commercio sono per chiudere e non da ieri. Anche perché, più si va avanti, più i costi aumentano.
La regione con una delibera va nella stessa direzione, ma a quanto pare da palazzo dei Priori vorrebbero rinviare.
Il comune che farà? Ieri in consiglio comunale Gianmaria Santucci (Fondazione) ha provato a capire come intenda muoversi il sindaco Michelini o chi per lui parteciperà all’assemblea. Con scarsi risultati.
“C’è l’assemblea – dice Michelini – vediamo il da farsi. Discuteremo e il comune prenderà una posizione.
I procedimenti per liquidare società pubbliche a Viterbo hanno seguito sempre una strada. Il Cev è ancora in essere, ad esempio.
Mi auguro che si arrivi a una conclusione il prima possibile, ma Tusciaexpò non farà eccezione”. Quindi, si punta ancora a tenerla ancora in piedi. Non si sa bene perché, con un progetto solo annunciato e non ancora concretizzato. Si rinvia.
“La regione – insiste Santucci – vuole la liquidazione. Il comune, a meno che oggi non presenti privati interessati a rilevare le quote, non ha molte alternative, si chiude”.
Regione, Camera di commercio e provincia, insieme rappresentano il 75 per cento dei soci. Il rimanente 25% è in mano al comune.
L’esito finale sarebbe scontato, ma non è detto.
“Tra l’altro – precisa Santucci – come ha fatto notare il consigliere regionale Sabatini, la regione ha approvato una delibera in cui corregge i conti per la liquidazione.
Vanno aggiunti altri 957mila euro a carico di tutti i soci, a fronte dei158mila che deve”.
Altri soldi persi, sommati a quelli già andati negli anni. E ancora si insiste nel voler mantenere in vita Tusciaexpò.
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