Bassano Romano – E’ ai domiciliari uno dei tre arrestati per la rapina alla Carivit di Bassano Romano.
Per V.G. le porte del carcere di Regina Coeli si sono riaperte subito dopo l’udienza davanti al gip del tribunale di Roma.
L’arresto è stato convalidato, ma il giudice ha ritenuto di poter accogliere la richiesta di una misura più leggera, avanzata dalla difesa. V.G. è potuto, quindi, tornare a casa per scontare un periodo di detenzione domiciliare.
Non è andata altrettanto bene agli altri due arrestati A.D.M. e V.R.. Il primo si è visto convalidare l’arresto e rispedire in cella a Civitavecchia. L’altro è stato arrestato per ultimo: 52enne, è un imprenditore del Palermitano ed è il fratello di V.G.. Ora aspetta l’udienza di convalida al carcere di Lodi.
Il colpo alla Carivit di Bassano Romano risale al 30 luglio scorso (fotocronaca: Il materiale sequestrato e i rapinatori in azione – slide – video: Il colonnello Conte: “Prenderemo anche il terzo rapinatore” – Le immagini della rapina).
La particolarità è che i rapinatori si sono finti finanzieri e hanno inscenato un controllo fiscale, prima di portare via circa 180mila euro. Ai due dipendenti della filiale bassanese, V.R., V.G. e A.D.M. si sono presentati con tesserini e divisa delle fiamme gialle, armati di pistola e dotati di ogni accessorio possibile. Una cura dei dettagli che ha convinto subito gli impiegati della banca: hanno aperto la porta ai rapinatori per quello che pensavano fosse un normale controllo fiscale. Invece era una rapina.
I tre hanno svelato il loro reale intento solo quando erano già da un’ora e mezza dentro la banca. La cassa era temporizzata, non potevano fare diversamente. Un dispositivo antirapina che non ha funzionato con quei malviventi travestiti da finanzieri e che hanno agito a volto scoperto, dimostrando un eccezionale sangue freddo.
Dopo il finto controllo, hanno trascinato i dipendenti giù nel sottoscala, li hanno rinchiusi in uno stanzino e sono andati a prendere i soldi. Poi, la fuga a bordo di una Fiat Punto. Anche questa ‘mascherata’ da auto della finanza: rubata a Terni a febbraio, era stata dipinta di grigio e dotata di targhe contraffatta. Dentro l’istituto di credito, i rapinatori non hanno lasciato una sola impronta. Avevano polpastrelli in silicone, fatti apposta per depistare gli investigatori. Che, comunque, sono stati più bravi di loro.
In appena un mese a mezzo i rapinatori sono stati rintracciati in quella che ha preso il nome di “Operazione Point break”. Un risultato che il colonnello Mauro Conte ha definito “corale”, frutto dello sforzo di numerosi reparti dell’arma. Dalla stazione di Bassano, coordinata dal maresciallo De Fusco, alla compagnia di Ronciglione, agli ordini di Carlo Scotti, comprensiva del Norm di Angelo Fazzi. Fino ai reparti speciali viterbesi: il nucleo investigativo del capitano Giovanni Martufi e il reparto operativo del maggiore Giovanni Rizzo.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY