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Canino - Tribunale - Doveva rispondere di lesioni gravissime dopo che alla vittima era stata asportata d'urgenza la milza

Colpì un cliente con una stecca da biliardo, condannato barista

di Francesca Buzzi
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Un'aula di tribunale

Un’aula di tribunale 

La caserma dei carabinieri di Canino

La caserma dei carabinieri di Canino 

Canino – Colpì un cliente con una stecca da biliardo, condannato barista.

Era la tarda serata del 26 ottobre 2011 quando L.B., allora 37enne, si presentò nel bar dello sport di Canino visibilmente ubriaco. Il proprietario del locale, il 42enne R.F., si spaventò subito: tra i due non correva buon sangue e il barista temeva il peggio. A far scaldare gli animi bastò la richiesta di un alcolico da parte del cliente, subito negato dal titolare.

Prima le parole forti, poi la colluttazione e, infine, un colpo o forse più di uno nei confronti del 37enne, con una stecca di biliardo spezzata che il barista teneva sotto il bancone. La vittima, ubriaca e fuori di sé, uscì dal bar per poi tornarci e, infine, essere portato via con un’ambulanza accompagnato dai carabinieri.

Il 37enne arrestato dai militari per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale però, sanguinava dalla testa e lamentava anche un forte dolore al basso ventre. Dopo qualche ora il ricovero all’ospedale Belcolle dove i medici ritennero necessaria l’asportazione della milza.

Il giorno dopo scattarono le manette anche il barista con l’accusa di lesioni gravissime. Per lui il pm Fabrizio Tucci chiese e ottenne il giudizio immediato.

Il processo di fronte al collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco, con Silvia Mattei e Rita Cialoni a latere, si è concluso nel primo pomeriggio di ieri con una sentenza di condanna nei confronti del barista: otto mesi con la condizionale, cinquemila euro di risarcimento provvisionale alla vittima e la distruzione della stecca da biliardo sequestrata all’epoca dei fatti dai carabinieri.

Prima della discussione i giudici hanno ascoltato la versione dell’imputato, difeso dall’avvocato Franco Taurchini.

“Io ho preso la stecca da biliardo solo per difendermi – ha detto il barista -. Quando gli ho negato il drink lui ha iniziato a tirarmi addosso tutto quello che trovava sul bancone. Poi si è avvicinato alle bottiglie di vetro e lì l’ho colpito con la stecca, ma non violentemente e soprattutto non alla milza. Quel colpo lo ha preso dopo, quando uscendo dal mio bar è caduto su un paletto di ferro, proprio perché era ubriaco fradicio”.

Dopo un primo scontro, infatti, il cliente avrebbe minacciato di morte la moglie e il figlio del barista per poi scappare proprio in direzione di casa sua.

“L’ho inseguito per capire come andava – ha raccontato – e l’ho visto cadere su un paletto di ferro che si trova su una scalinata vicina a una strada che porta a casa mia. Ero terrorizzato, ma non l’ho colpito di nuovo. Anzi. Ero così in buona fede che il giorno dopo ho detto ai carabinieri che su quel paletto c’era del sangue, che immagino fosse proprio il suo”.

Secondo il pubblico ministero invece, i colpi che hanno portato all’asportazione della milza, sarebbero stati provocato proprio dalla stecca da biliardo, come dimostra anche la perizia del medico legale. E per il pm, benché il 37enne avesse creato scompiglio al bar e minacciato la famiglia del proprietario del locale, non c’era alcuna legittima difesa nell’aggressione con la stecca. Alla luce di ciò, l’accusa ha chiesto una condanna a due anni e due mesi.

D’accordo anche l’avvocato di parte civile Pierpaolo Grazzini che in più ha chiesto il pagamento delle spese legali e cinquemila euro di risarcimento provvisionale.

La condanna è arrivata dopo una lunga camera di consiglio, durata circa due ore e mezza: otto mesi con la condizionale, oltre alle spese legali di parte civile e al risarcimento della vittima.

Intanto, nei confronti del 37enne picchiato è in corso un altro procedimento giudiziario per i danneggiamenti al bar di quella notte e per l’aggressione ai carabinieri arrivati sul posto subito dopo il parapiglia.

Francesca Buzzi


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15 ottobre, 2014

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