Bolsena – Riceviamo e publichiamo – Dopo anni di torpore, Bolsena torna nuovamente a riscoprire le proprie origini grazie alla rivalorizzazione di uno dei siti romani più importanti della zona: l’area archeologica di Poggio Moscini, che custodisce i resti monumentali dell’antica città di Bolsena.
La rivalutazione dell’area è stata possibile grazie al lavoro svolto al nostro gruppo archeologico nato solamente nel maggio del 2014 con sei soci fondatori e che nell’arco di poco tempo è arrivato a contare più di trenta volontari che hanno un solo obiettivo: riscoprire e tutelare le zone archeologiche di Bolsena, per renderle nuovamente fruibili ai cittadini e ai turisti.
“Abbiamo iniziato il nostro progetto dagli scavi di Poggio Moscini – ha spiegato il presidente del gruppo Fabio Equitani – grazie alla richiesta che ci è giunta da Pellegrini, ispettore della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, di ridare luce alle meraviglie storiche nascoste da terra e folta vegetazione, in occasione della sesta edizione della manifestazione di “Archeosub” che si sta svolgendo in questi giorni a Bolsena.
Il nostro lavoro è iniziato lo scorso 11 settembre e ha coinvolto una ventina di volontari, che spinti dalla loro passione, hanno finalmente riportato in superficie mosaici di enorme valore, liberato dalle erbe i muri e ridato vita ad un insediamento risalente al III-I secolo a. C. che per troppo tempo è rimasto celato ai cittadini, a causa di mancata manutenzione; mentre un gruppo di restauratori dell’Università della Tuscia ha proseguito gli interventi sulle pitture della Domus delle Pitture.”
La scoperta dell’area archeologica risale alla metà del secolo scorso ed è dovuta ad una serie di campagne di ricerche e di scavi condotti dalla Scuola Francese di Roma, guidata da Raymond Bloch, durati dal 1946 al 1986 con l’obiettivo di trovare i resti dell’antica capitale etrusca Velzna.
A partire dagli anni ’50, però, le ricerche si sono concentrate su Poggio Moscini, permettendo di scoprire il Foro, la Basilica, una serie di edifici pubblici e i resti di due domus: la Domus delle Pitture e la Domus del Ninfeo.
“Il lavoro è tutt’altro che terminato – ha continuato il presidente Equitani -, dal momento che la parte più antica della città è ancora ricoperta da sterpaglie. La nostra speranza è quella di poter continuare la collaborazione con la Soprintendenza, coinvolgendo se possibile anche scuole, accademie e università, compresa l’Università della Tuscia, in modo che si possa creare un vero, vivo e reale campo studi per i giovani”.
I progetti del gruppo Archeologico Velzna “Alessandro Fioravanti”, però, non finiscono qui. Anche i tesori etruschi di Bolsena, infatti, sono in attesa di essere nuovamente riportati alla luce: fruibilità per la necropoli risalente al VII-III secolo a. C., che si trova a ridosso delle mura etrusche della città, e la Porta Capite, un’antica porta scea, che riprende l’impianto delle porte di Troia, sepolta da migliaia di metri cubi di terra e scoperta nel 1960 dopo un’alluvione. Inoltre nel 2016 ricorrerà il 70esimo anniversario dell’inizio degli scavi della Scuola Francese e la volontà è quella di poter celebrare degnamente questo importante appuntamento con la storia locale.
“Ci stiamo impegnando intensamente per restituire a Bolsena le sue origini – ha concluso il presidente del gruppo archeologico Fabio Equitani – e ringrazio la Soprintendenza e tutti i soci per aver creduto e continuato a credere in questo progetto. Noi abbiamo piantato un seme, con la speranza di avere un’ampia collaborazione con i cittadini e le istituzioni”.
Gruppo Archeologico Velzna “Alessandro Fioravanti”
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