Viterbo – “E’ un quartiere troppo multietnico, se fosse meno multietnico sarebbe meglio”.
San Faustino. Riunisci una quarantina di persone per dare vita a un comitato e dalle loro parole quale sia, anzi, chi sia il problema, è subito chiaro.
I gruppi di extracomunitari che oggi vivono in zona. La signora che dice la sua sul grado di multietnicità è una delle voci che hanno preso la parola all’incontro organizzato alla libreria in via Cairoli.
Coordina Ervin Di Maulo. Fa parte di CasaPound e dalla mobilitazione nei giorni scorsi del movimento nel quartiere parte l’iniziativa, seppure ci tiene a precisare che la politica resta fuori.
Anche se qualche idea, di tanto in tanto passa. Come le politiche migratorie del governo. Sbagliate.
Una quarantina i presenti, durante il dibattito qualcuno se ne va e alla fine firmano una quindicina per dare vita al comitato. Con l’impegno a rivedersi.
Le variazioni sul tema principale della serata sono diverse: “Gli immigrati non si integrano”. Perché abitano: “In sottoscala e garage, anche in dodici”. Magari affittati da italiani.
Quindi problemi di schiamazzi notturni, c’è chi parla di furti, aggressioni, rapine, scippi e degrado. Tanto degrado.
Bottiglie e rifiuti lasciati ovunque, c’è chi urina accanto ai portoni. Dal fondo sussurrano: “Come a san Pellegrino, frequentato da italiani”.
E soprattutto, le istituzioni assenti. Comune non pervenuto.
Il problema c’è, è la soluzione che non si vede. Per qualcuno forse nemmeno esiste. “Non potranno mai accettare le regole di convivenza civile – spiega un ragazzo sulla quarantina – vengono dalla montagna”.
Vittorio, pensionato, sostiene d’avere subito cinque furti. “Dobbiamo formare – spiega – un’aggregazione di cittadini apolitica per chiedere che le leggi siano rispettate. Perché io devo farlo e chi sta seduto per terra no? Non è una situazione ammissibile, le istituzioni devono prenderci in considerazione.
Se sono barbari, io non sono allo stesso livello. Se loro hanno i coltelli, io non è che posso uscire in strada con la pistola. CI sono le istituzioni che devono controllare. Le paghiamo con le tasse”.
Qualcuno ricorda i problemi di quando in zona c’era un ristorante cinese, mentre Lucio Matteucci di Viterbo Civica interviene per spiegare come non si possa fare di tutta un’erba un fascio. Fra gli stranieri c’è brava e cattiva gente, come fra gli italiani. All’incontro non è presente nessuno che non sia di Viterbo.
“Forse valeva la pena invitarle – osserva Matteucci – persone per bene che vivono nel quartiere. Un modo per confrontarsi, capire e magari loro stesse possono in qualche modo agire”.
La platea è poco convinta. Una signora storce il naso. “DI brave persone non c’è nessuno”. E l’incontro è stato convocato per altre ragioni: “Siamo qui – spiega Di Maulo – per affrontare un problema. Ovvio che delle cose che vanno bene non si parla. Il punto sono le politiche migratorie del governo, la gestione dei flussi, ne arrivano troppi”.
Un’altra signora annuisce: “Vedo più persone non di Viterbo che di Viterbo”.
Fra i presenti c’è anche la consigliera comunale Viterbo 2020 Chiara Frontini. Qualcosa dice anche lei. “Cattive politiche migratorie – osserva Frontini – provocano una mancata integrazione. Anche il problema delle case sovraffollate, i controlli sono possibili, manca la volontà. Se qualcuno sporca, poi, altri non puliscono, mi riferisco alla società chiamata a raccogliere l’immondizia”.
La proposta è, oltre alla formazione del comitato, a essere presenti in consiglio comunale, a far sentire la pressione sui consiglieri, in modo silenzioso e civile. Alla fine si prende un applauso.
Non tutti sugli stranieri presenti in zona hanno la stessa idea. Una ragazza, trent’anni, è rientrata da tre mesi in Italia, dopo avere vissuto per cinque anni all’estero. Abita a piazza san Faustino.
“Per me – spiega – il problema non sono le tante etnie, non mi fanno paura. Mi piace. Parlo con tutti e il quartiere è uno dei pochi dove ci sono tanti bambini.
Alcuni vivono anche in dodici in una casa? La colpa è di noi viterbesi che gliele affittiamo. Le forze dell’ordine o le istituzioni non lo sanno. A me basta sapere che c’è una persona che lo sa”. Ovvero, il proprietario.
“Sotto casa mia – continua – ci sono spesso ragazzi che mangiano panini e sporcano. Sono italiani. Stasera mi spiace che non ci siano anche stranieri. Non farò parte di un comitato che dice che c’è gente incivile che viene dalla montagna. Il problema riguarda tutti noi”.
Il moderatore però obietta: “Quando è cominciato tutto questo?
Si spendono soldi per l’integrazione, assegnandoli ad associazioni come l’Arci, ma l’integrazione non c’è. Le associazioni ci lucrano.
Non è un caso se su settanta persone che abbiamo sentito alla nostra iniziativa, sessanta ci hanno segnalato questo. Ci sono troppi stranieri in zona, l’integrazione non è possibile.
Se si creano ghetti, integrarsi è impossibile”.
Un signore fra i presenti ha una sua teoria: “Credono di essere i padroni, sono i proprietari del territorio”.
Quindi una signora, quasi a volersi giustificare taglia corto: “Mica abbiamo cominciato noi…”.
Giuseppe Ferlicca
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