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Viterbo - In una sala Regia quasi vuota Mogol si racconta - Ricordi e progetti, come il nuovo disco di canzoni scritte da lui per Battisti, in versione rock

Mogol, una carriera assistita dal destino

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Mogol

Mogol

Mogol a palazzo dei Priori  in una sala semivuota

Mogol a palazzo dei Priori in una sala semivuota

Mogol a palazzo dei Priori

Mogol a palazzo dei Priori semivuota

Mogol e Gianni Poglio

Mogol e Gianni Poglio

Mogol a palazzo dei Priori - Barelli e Delli Iaconi

Mogol a palazzo dei Priori – Barelli e Delli Iaconi

Mogol

Mogol

Mogol

Mogol

Viterbo – (g.f.) – E’ il più grande compositore italiano e ascoltarlo ogni volta che se ne ha l’occasione è un privilegio.

Ieri sera è toccato ai pochissimi presenti nella sala Regia di palazzo dei Priori, dove Mogol si è raccontato, intervistato da Gianni Spoglio, giornalista di Panorama (fotocronaca: Mogol a palazzo dei Priori – slide).

I ricordi s’intrecciano con il presente e i progetti futuri. A partire dal sodalizio con Lucio Battisti, che in qualche modo continua.

Il 27 ottobre uscirà una raccolta di brani rivisitati in chiave rock contemporaneo: “Le canzoni di Mogol e Battisti”. Lavoro di cui va fiero.

A suonare, sono giovani artisti di talento della sua scuola, il Cet. “Se non fossi stato più che certo del valore di questo disco – dice Mogol – non lo avrei fatto uscire. I riscontri avuti finora sono positivi”.

Una vita baciata dal successo. “La Rai mi ha chiesto di fare un elenco di hit scritte da me, ne ho contate 110. Ho avuto una carriera assistita dal destino”.

A tutti, oggi dice di credere nel proprio talento. “E’ possibile coltivarlo. Ci sono bambini che fanno cose incredibili, ma quelli sono geni. Ne nasce uno ogni dieci milioni.

Il talento, invece, se lo coltivi con passione, cultura e studio, diventa un automatismo, come guidare l’auto.

Ti viene naturale farlo e in contemporanea compiere altre azioni”.

A proposito di guida, al volante sono nate diverse sue canzoni. “Compresa Emozioni. Mi è venuta guidando e sono riuscito a tenere a mente tutto. Mi scoppiava il cervello”.

Non crede molto nei talent show, se non per un aspetto: “Servono a fare pubblicità, perché hanno ascolti elevati, ma il problema sono i docenti.

Simona Ventura, ad esempio, non può avere certe competenze, non può farlo.

La scuola che io ho fondato ventidue anni fa è frutto di un lavoro enorme”.


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24 ottobre, 2014

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