Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In merito ai recenti articoli apparsi sulle testate locali relativi alla riqualificazione delle officine del gas e della casa di Alfio Pannega, il centro sociale occupato autogestito Valle Faul vuole lanciare una proposta.
Attualmente entrambi i locali sono in stato di degrado e abbandono. Il gazometro è stato per quindici anni sede del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, che durante quell’esperienza ne ha valorizzato l’importanza storica e archeologico-industriale e restituita alla società civile con migliaia di iniziative socio-culturali e altrettante opere artistiche murali ancora ivi presenti.
La casa di Alfio, adiacente alle officine del gas, è altrettanto ricca di storia e di numerosissimi episodi di valore umano. Per i viterbesi che ricordano, riecheggiano le mitiche gesta dei personaggi storici che abitarono la bellisima Valle di Faul e ne caratterizzarono quell’epoca. Lì, gli ultimi della città, in uno spirito umano e comunitario, vi trovarono rifugio. Vogliamo ricordare Giovanna detta La Catterina, mamma di Alfio, la comunità sinta che viveva nei carrozzoni, Leonida che giunse dalla lontana Russia e allietava con la giocoleria gli operai che lavoravano nei forni del gazometro e che poi trovarono la morte in una tragica esplosione.
E’ un errore tradire la memoria storica di un tale patrimonio della Viterbo d’altri tempi: infatti, la casa di Alfio rimarrebbe una valida risorsa per la Viterbo di oggi, che invece sembra andare in tutt’altra direzione rispetto ai progetti di sviluppo sociale e sostenibile.
Vogliamo lanciare un appello affinché tale patrimonio non venga perduto. Le precedenti amminstrazioni hanno favorito la privatizzazione dell’area delle officine del gas. Allora, il comune di Viterbo poteva riscattare l’intera area con una cifra simbolica, ma scelse di favorire le speculazioni delle lobby imprenditoriali. Ancor più grave fu la vicenda del poeta e nostro compagno Alfio Pannega, al quale venne negato il diritto alla casa e a una esistenza dignitosa. Sarebbe atto dovuto e giusto, quindi, utilizzare la casa di Alfio per creare un museo che raccolga il materiale documentale e iconografico e un punto informativo turistico alle porte della città.
L’intero edificio adiacente Porta Faul era comprensivo anche del fornice stesso e della torre del Vignola, quest’ultima oggi occupata in parte da un’impresa che si trova all’esterno delle mura. Ci interroghiamo su chi abbia autorizzato e realizzato un tale atto.
Chiediamo, quindi, che nell’intero complesso sia realizzato un museo intitolato ad Alfio Pannega e dedicato ai poeti e personaggi storici viterbesi, augurandoci di poter vedere valorizzati, un giorno, luoghi e simboli di una città a misura d’uomo ormai scomparsa.
Ci rendiamo disponibili per mettere a disposizione della società civile, le testimonianze e il materiale di cui siamo in possesso per questo progetto.
Centro sociale occupato autogestito di Valle Faul
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