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Cultura - Tutto pronto per la presentazione del volume promosso dall'associazione viterbese Historia

La Via Francigena nell’“Abbazia delle tre fontane”

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Via Francigena, Canterbury city council

Via Francigena, Canterbury city council

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Roma – L’associazione culturale Historia e l’associazione San Paolo alle Tre Fontane onlus con la collaborazione ed il Patrocinio dei Lions International presentano il nuovo volume dal titolo “L’Abbazia delle tre fontane”, quinta tappa del percorso dell’associazione viterbese sul cammino di studio e documentazione dell’antico percorso della Via Francigena.

Il volume che è corredato da un documentario in dvd verrà presentato nella splendida cornice del Complesso abbaziale dei trappisti,  in via delle Acque Salvie 1, a Roma, l’8 novembre.

La presentazione del volume e del dvd è inserita nei lavori di una tre giorni, da venerdì 7 a domenica 9 novembre, il cui appuntamento centrale, tra gli altri è un importante convegno (che prende il titolo dalla pubblicazione) di studi e riflessioni sulla Roma di Sigerico, sul complesso abbaziale e su quell’affasciante mondo delle vie di pellegrinaggio, sempre più spesso oggetto di ricerca, studi e scoperte.

Il convegno è inserito nell’ambito del progetto editoriale della collana “Francigena Opera Omnia”, realizzata da Historia, che si propone di promuovere l’inestimabile patrimonio legato alle identità culturali europee, a partire dall’itinerario storico che si esprime attraverso un fascio di strade, sulle quali si è formata la storia dell’Europa nei secoli scorsi.

Il complesso abbaziale delle Tre Fontane, conosciuto come “Acque Salvie”, successivamente venerato come luogo del martirio di San Paolo a Roma, rappresenta una delle tappe del “KM 0” della via Francigena, secondo il diario del Vescovo Sigerico che nel 989 d.C. venne a Roma da Canterbury per ricevere dal Papa Giovanni XV il “pallio” simbolo della dignità arcivescovile.

Nel suo diario della via del ritorno a Canterbury, Sigerico annota di essersi fermato a visitare la Chiesa dove erano custodite e venerate le reliquie del Santo monaco Anastasio.

Qui si stabilirono i monaci Cistercensi Trappisti Riformati e, ancora oggi, c’è l’Abbazia delle Tre Fontane circondata da un’ampia area agricola: è luogo di preghiera e di incontro spirituale nel silenzio della “Trappa”.

Nell’area conosciuta come “Acque Salvie” era anche venerato, dai pellegrini che giungevano a Roma, il luogo del Martirio di San Paolo, che venne decapitato a pochi passi dalla Chiesa dei SS. Anastasio e Vincenzo.

Secondo la leggenda la testa tagliata rotolò per ben tre volte e dal suolo sgorgarono delle sorgenti d’acqua: divenne così conosciuto come il luogo delle “Tre Fontane”.

Numerosi gli ospiti relatori, italiani e stranieri, le autorità, gli studiosi che prenderanno parte al convegno, tra i quali la Regione Lazio che ha sostenuto dall’inizio il programma di Historia sulla Via Francigena, dell’VIII Municipio Roma Capitale, e dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, del Centro Studi Romei.

Al convegno interverrà il presidente dell’VIII Municipio Roma Andrea Catarci chiamato ad aprirne i lavori seguito dall’Abate delle Tre Fontane Jacques Brière. Seguiranno gli interventi di Silvia Costa, membro del Parlamento Europeo, di Simone Quilici quale rappresentante della Regione Lazio e di Francesca Romana Pasquini presidente dell’Associazione Tre Fontane Onlus.

I lavori entreranno nel vivo subito dopo i saluti di Massimo Tedeschi, presidente dell’Associazione europea delle vie Francigene del primo vice Governatore del Distretto 108 L Italy dei Lions International Tommaso Sediari e del Presidente di Historia Alessandro Maria Barelli che illustrerà il Progetto Francigena Opera Omnia.

Prestigiosi gli interventi dei relatori invitati: il professore Renato Stopani del Centro studi Romei è una autorità in fatto di vie di pellegrinaggi e, quindi, chi meglio di lui potrà affascinare l’uditorio sulla straordinaria storia del viaggio di Sigerico. Gli darà man forte il collega Fabrizio Vanni che parlarà della via Teutonica e di itinerari romipeti orientali, entrambi seguiti da Monsignor Mario Sensi dell’Università Lateranense e da padre Emanuele Jablczynski Priore dell’Abazia Tre Fontane. Questi ultimi si soffermeranno discutendo due temi interessantissimi: il primo del cammino di San Giacomo tra Umbria e Marche, il secondo sulla Via per Gerusalemme. Si parlerà di monaci hospitalieri con lo storico Domenico Rotella e della storia dell’Abbazia delle Tre Fontane con la curatrice del volume che verrà presentato dottoressa Nicoletta Bernacchio, storica dell’Arte.

Non mancheranno proiezioni video ed interventi di prestigiosi ospiti internazionali in rappresentanza di altrettante città-tappa del cammino di Sigerico. Tra queste segnaliamo Jean Law, Colin Carlmichael e Velia Coffey del Canterbury City Council, Christian Schulé dell’Università di Losanna per lo Chablais e Marc Bouxin Soprintendente ai Beni Culturali della Città di Reims.

Associazione culturale Historia


La Via Francigena

La Via Francigena è la via che veniva dalla Francia o che vi andava, e sulla quale transitavano i pellegrini franci, vale a dire “ultramontani”. Le diramazioni di tale via in prossimità dei confini sono molteplici in virtù dei luoghi di provenienza o di destinazione dei pellegrini che vi transitavano. Il tratto della Via Francigena che valicava il Passo del Monginevro, permetteva il passaggio dalla Francia all’Italia già in epoca romana mentre il Moncenisio cominciò ad essere molto utilizzato in epoca altomedioevale. La via Francigena era costituita da una serie di sentieri che si riuniva solo in certi punti obbligati come passi montani, ponti, guadi, sorvegliati regolarmente da ospizi o abbazie. Il tracciato doveva per forza ricalcare, in gran parte, quello delle grandi vie di comunicazione già esistenti e consolidate, come le grandi vie consolari di origine romana (l’Emilia, l’Aurelia, la Cassia), e poi deviarne in prossimità dei luoghi di culto, dove il pellegrino poteva visitare un particolare santuario, e delle stazioni di posta, dove poteva rifocillarsi, dormire o venire curato.

Per ricostruire il tracciato della Francigena disponiamo di una preziosissima fonte, quale l’Itinerario di Sigerico, arcivescovo di Canterbury (989-994). Nel 990 Sigerico intraprese il viaggio a Roma per ricevere il pallium da Giovanni XV e nel suo Itinerario egli elenca tutte le submansiones incontrate da Roma al mare. Tra queste submansiones figurano non solo città e borghi, santuari e ospedali, ma anche altri luoghi dove si poteva sostare per rifocillarsi.

L’arcivescovo inglese descrisse le 79 tappe del suo itinerario in maniera assai precisa anche per ciò che riguarda i punti di sosta mansio e impiegò 79 giorni a percorrere, perlopiù a piedi, tutti i 1.600 chilometri del tragitto. La percorrenza media di viaggio fu di 20 km ca. al giorno.

Canterbury non è il capolinea unico della Francigena, ma del percorso che collegava Canterbury con Roma passando per la Francia e che diventerà nota come la “via Francigena di monte Bardone”. Questo percorso nacque nella prima età longobarda per collegare il regno longobardo del nord ai ducati del centro-sud, ma continuò ad essere usato dai Carolingi e divenne la via dei pellegrinaggi per eccellenza verso Roma, meta principale della cristianità d’Occidente, soprattutto in seguito alla caduta della Terra Santa in mano musulmana nel VII secolo.

Iste sunt submansiones de Roma usque ad mare. I Urbs Roma – II Johannis VIIII – III Bacane – IV Suteria – V Furcari – VI Sce Valentine – VII Sce Flaviane – VIII Sca Cristina – IX Aqua Pendente

Queste le tappe nel Lazio nel viaggio di ritorno di Sigerico:

I Urbs Roma, Borgo Leonino

II Johannis VIIII, S. Giovanni in Nono presso La Storta

III Bacane, Valle di Baccano nel comune di Campagnano di Roma

IIII Suteria, Sutri

V Furcari, Forum Cassii presso Vetralla

VI Sce Valentine, Borgo S. Valentino presso il Bulicame di Viterbo

VII Sce Flaviane, S. Flaviano a Montefiascone

VIII Sca Cristina, Santa Cristina a Bolsena

IX Aquapendente, Acquapendente

Sigerico annotò le tappe così come dovevano esistere nel X secolo e in molti casi esse non corrispondono all’attuale centro abitato ma piuttosto ai luoghi rilevanti dell’epoca come chiese e borghi sorti intorno ad esse, ospizi e ricoveri per pellegrini e viaggiatori o stazioni di posta romane che ancora erano in uso durante l’Altomedioevo.

Così troviamo il borgo S. Valentino e non Viterbo perché è lì che passava la Cassia, in prossimità delle terme; troviamo S. Flaviano e non ancora il borgo di Munt Flascon, sorto in conseguenza dell’incastellamento e troviamo nominata la chiesa di Santa Cristina e non Bolsena, poiché questo è il luogo del miracolo eucaristico.

Non bisogna dimenticare che chi intraprendeva il lungo viaggio sulla Francigena andava incontro alla fatica, alle sue paure, agli stenti e ai pericoli, ma li affrontava consapevole di trovarsi su un cammino ch’era anzitutto di penitenza.

La Francigena era, e sta tornando ad essere, una delle prove più profonde e più forti delle radici cristiane dell’Europa.

Come disse Jaques le Goff: “Io penso che la via Francigena possa essere considerata essenzialmente come una via di culture, impegnarsi per la via Francigena significa impegnarsi per la realizzazione dell’Europa delle culture.”

La Via Francigena e la Tuscia

La Via Francigena era la via del pellegrinaggio verso Roma e costituiva in epoca medievale una delle più importanti vie di comunicazione europee. La sua origine risale all’età longobarda: quando infatti i Longobardi stabilirono il proprio dominio sull’Italia settentrionale e centro-meridionale, si trovarono costretti, per raggiungere i propri ducati al di là dell’Appennino, a cercare un percorso sicuro, lontano dagli itinerari romagnoli e liguri, di origine romana e certamente più comodi ma ormai controllati dai bizantini. Diedero così impulso al percorso di Monte Bardone (Mons Langobardorum), fra Fornovo e Pontremoli, corrispondente grosso modo all’attuale passo della Cisa, attraverso cui raggiungere l’antico scalo marittimo di Luni, alla foce del Magra, e la Tuscia. Quando poi ai Longobardi subentrarono i Franchi, il percorso venne ampliato e consolidato in direzione della Francia (da cui il nome di “francigena”, attestato per la prima volta in documenti di questo periodo) e in direzione di Roma e del papato, che in Carlo Magno e nei Franchi aveva trovato preziosi alleati. Probabilmente fu allora che, con il consolidarsi dei traffici in direzione nord-sud, prese deciso impulso anche il pellegrinaggio verso i luoghi sacri della Città Eterna. Va sempre ricordato, però, che non si trattava propriamente di “una” strada ma di un'”area-strada”, di un insieme di percorsi usati in tempi diversi e forse con funzione diversa, a seconda dei tipi di traffico e delle vicende politiche, topografiche e climatiche delle varie zone.

L’itinerario più noto fu compiuto nel 990 da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, nel suo viaggio di ritorno da Roma dove aveva ricevuto il Pallio direttamente dal Papa. L’Arcivescovo inglese annotò su un diario le settantanove tappe del suo itinerario verso Canterbury. Sigerico impiegò settantanove giorni a percorrere, tutti i 1.600 chilometri del tragitto con una percorrenza media di viaggio di 20 km circa al giorno, perlopiù a piedi La descrizione del percorso è assai precisa anche per ciò che riguarda i punti di sosta detti mansiones e le informazioni contenute nella cronaca di Sigerico, sono molto utili per stabilire quale fosse il tracciato originario della Francigena.

L’itinerario di Sigerico da Roma a Bolsena ricalcava pressappoco il percorso della strada consolare Cassia. In questo tratto le tappe sono indicate come Sce. Valentine (presso Viterbo), Sce. Flaviane (San Flaviano, Montefiascone) e Sce. Cristina (Bolsena). Nel 1151 si ha la testimonianza di un altro pellegrino, l’abate islandese Nikulas di Munkathvera, che nel suo pellegrinaggio verso Roma e poi verso la Terra Santa, annota le tappe di Hanganda borg (Acquapendente), Kristino borg (Bolsena) e Flas borg (Montefiascone). Nel 1191 il re Filippo II Augusto nel suo viaggio di ritorno in Francia dalla terza crociata passò per Sutre civitatem episcopalem (Sutri), poi per Biterve (Viterbo) e poi per Munt-Flascun (Montefiascone). Quest’ultimo toponimo indica il borgo sorto sulla sommità del colle al tempo dell’incastellamento, dopo la distruzione del borgo di San Flaviano nel 1187.

Le vie di pellegrinaggio medievali erano tutte caratterizzate dalla presenza lungo il percorso di strutture di accoglienza e ricezione e di una fittissima rete di “spedali” con l’ausilio di veri e propri ordini cavallereschi per la protezione e la cura del pellegrino, come l’Ordine di San Jacopo di Altopascio o del Tau, per la croce di questa forma che lo caratterizzava.

Ancora oggi molte persone intraprendono il viaggio a piedi sulla via Francigena accompagnati dai numerosi segnali di indicazione e orientamento, ciascuno riconoscibile dal logo della Via Francigena. Per la sua importanza il Consiglio d’Europa nel 1994 ha assegnato alla Via Francigena il titolo di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago di Compostela, diretto alla tomba dell’apostolo Giacomo, difensore della cristianità.


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7 novembre, 2014

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