Viterbo – (p.p.) – “Tre distretti più qualificati e meno unità operative complesse”.
L’atto aziendale che ridefinisce il volto della sanità locale è stato presentato ieri alla Cittadella della salute. Interlocutori della discussione i sindacati che hanno preso visione del documento che ora passa al giudizio della conferenza dei sindaci. Confermate alcune delle novità annunciate nei giorni scorsi, come il dipartimento delle professioni, la riduzione delle unità operative complesse e la nuova veste dei distretti.
“L’impianto generale dell’atto – dice Antonella Ambrosini (Fp Cgil) – è simile a quello del precedente che era stato sospeso perché la Regione aveva elaborato nuove linee guida. La novità principale sta nella riduzione delle unità operative complesse che passano da 78 a 61. Un ragionamento fatto nell’ottica della razionalizzazione. Ora le strutture complesse che sono prettamente ambulatoriali, possono essere sostituite anche da una semplice o da una a valenza dipartimentale”.
I tagli colpiscono anche la riorganizzazione della rete del laboratorio analisi. “Resta un unico laboratorio analisi che fa capo alla struttura di riferimento, ossia Belcolle e due semplici ad Acquapendente e Civita Castellana. Cambia anche l’uso della telemedicina per radiologia con la centralizzazione della lettura della lastra che prima veniva fatta, operativamente, dal tecnico, e poi vista dal medico”.
Confermato il dipartimento delle professioni, con unità operativa complessa, tre a valenza dipartimentale e quattro unità operative semplici per ogni categoria professionale.
Importante è anche la nuova veste dei distretti. “Restano tre, ma cambia la qualità dell’attività, divenendo dei luoghi deputati a intercettare la domanda della popolazione che vi afferisce. Una volta reperita e, in sede di negoziazione, si chiedono le risorse, mentre l’attività delle cure primarie viene fatta dal dipartimento per il governo dell’offerta e delle cure primarie. Strutture che comunque lavoreranno in sinergia, anche se si separa il ruolo della committenza dall’offerta delle cure”.
Ora i sindacati, presenti al completo alla riunione di ieri, attendono i prossimi passi. “Sulla carta – ironizza Ambrosini – l’atto è colorato e bello. A parte gli scherzi, è un piano diverso dagli altri perché cambia il ruolo di distretti. Se dovesse diventare operativo, probabilmente, ne uscirebbe qualcosa di buono. Vedremo. Andrà a verifica e, fatto un anno di sperimentazione, ne emergeranno gli eventuali aggiustamenti che, da questa volta, possono essere fatti, perché il passaggio diventa istituzionalizzato.
Il documneto sarà poi discusso alla conferenza dei sindaci e andrà a Roma. Io – conclude Ambrosini – spero sia approvato entro gennaio, perché si tratta di un atto di programmazione di un’azienda sanitaria e di mezzo c’è la salute pubblica. E’ quindi un atto dovuto per gli operatori e per la cittadinanza sul quale la Regione deve impegnarsi per, eventualmente, modificarlo e infine approvarlo”.
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