Ronciglione – “In due anni fuori dal piano di rientro” (video – gallery – slide).
Beatrice Lorenzin è convinta di non aver fatto la solita promessa. Questo è il suo obiettivo per la sanità del Lazio e la ministra della Salute dell’Ncd è pronta a centrarlo. Un po’ come ha fatto in Calabria dove, in nove mesi, ha ottenuto lo sblocco del turn over e la riorganizzazione di un sistema sanitario che mancava, praticamente, da sempre.
Anche nel Lazio vuole raccogliere la sfida e vincerla. Ieri la ministra della Salute era a Ronciglione per parlare dei “Piccoli presidi ospedalieri nelle realtà locali”. Amministratori e operatori del settore hanno partecipato all’iniziativa.
“E’ logico chiudere i piccoli presidi che non sono sicuri per i pazienti – ha detto Lorenzin – anche se, poi, nessuno viene davvero chiuso, ma più che altro riconvertito in base alle esigenze del territorio. Un’operazione che richiede un piano nazionale con hub, spoke, ossia centri periferici, e ospedali per acuti in cui curare le complessità nel raggio della “golden hour”, ma anche un sistema di gestione delle emergenze/urgenze. Le piccole strutture quindi cambiano per soddisfare i bisogni della cittadinanza e vanno in ospedale solo le emergenze”.
La sua battaglia è appena iniziata e la ministra vuole andare fino in fondo. “Ho a cuore la salute dei cittadini ed ecco perché ho elaborato il Patto per la salute, un piano in tre anni, per cambiare pelle alla sanità italiana per far sopravvivere il servizio pubblico. La spesa sanitaria nazionale, che è esplosa in concomitanza con il trasferimento delle competenze nella gestione della salute dallo Stato alle Regioni, si aggira sui 112 miliardi. Una buona cifra che però viene impiegata male. La logica dei tagli lineari è stata una scusa usata dalle Regioni per non riformare il processo. Ora, con il Patto per la salute non ci sono più scuse“.
Per Lorenzin è necessario individuare le tappe per il recupero delle risorse da reinvestire. “Bisogna intervenire con appropriatezza, tagliando, per esempio, i ricoveri inappropriati che ci costano migliaia di euro, rispetto alle cure in casa. L’efficientamento del sistema passa anche per una migliore funzionalità del 118. Clou del documento è poi la salute digitale. Con i nuovi software possiamo sapere in tempo reale prestazioni e costi di ogni ospedale e struttura sanitaria. Tutto fatto per la trasparenza”.
Per Lorenzin è mancata, per troppo tempo, una politica sanitaria. “Non c’è stata per anni e questo significa condannarsi a spendere molto di più senza guadagnare. E’ arrivato il momento di riospedalizzare, puntare sulla telemdicina e migliorare il sistema“.
La mnistra è poi passata a illustrare il suo impegno per il Lazio. “Lo stato della sanità nel Lazio è un lento, ma progressivo miglioramento – ha concluso la ministra -. La situazione è complessa, ma con la nuova rete ospedaliera e il mio obiettivo è quello di aiutare la Regione, così come le altre regioni in piano di rientro, a uscirne in due anni. Lavorerò poi per lo sblocco del turn over, come accaduto in Campania. Sono già stati redistribuiti i posti letto e da adesso i direttori generali saranno scelti dall’albo sulla base degli obiettivi raggiunti, così come ci saranno meccanismi di selezione per primari e direttori sanitari. L’elisoccorso, inoltre viene garantito h24”.
Quindi un cenno al lavoro di governo. “Il momento non è facile e bisogna avere il coraggio politico e tanta perseveranza. Non possiamo riformare il paese senza l’aiuto dei cittadini che dobbiamo ascoltare e ai quali dobbiamo far comprendere certe scelte. Questa è la politica, il resto sono chiacchiere”.
A fare gli onori di casa il sindaco di Ronciglione Alessandro Giovagnoli. “Un ministro giovane che ricopre una carica importante – ha detto in apertura primo cittadino -. E’ importante portare la sanità nei territori per sensibilizzare la gente e assicurare un servizio di qualità”.
Presenti all’incontro anche i consiglieri comunali Chicco Moltoni e Goffredo Taborri. Quest’ultimo, in qualità di medico, ha ricordato, in un intervento, il ruolo dei medici di famiglia che devono essere incentivati economicamente in base alle prestazioni offerte. A sottolineare l’importanza delle strutture intermedie ci ha pensato, invece, Massimo De Simoni direttore del distretto 4.
Tra il pubblico c’erano anche Giulio Marini, Giovanni Arena, il sindaco di Caprarola Eugenio Stelliferi, quello di Tuscania Fabio Bartolacci, l’assessore provinciale Giuseppe Fraticelli, Maria Antonietta Russo e il consigliere Felice Casini.
Paola Pierdomenico
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