Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dopo lo spettacolo dato da Macchitella venerdì scorso e l’approvazione a senso unico di oggi, quello della Asl di Viterbo resta un atto aziendale completamente disallineato, sia dal decreto Balduzzi che dalle indicazioni della stessa Regione Lazio.
Nello specifico i punti salienti del decreto Balduzzi sono i seguenti:
– il decreto Balduzzi esortava alla riduzione delle unità operative complesse attraverso il processo di accorpamento;
– incoraggiava la riduzione delle unità operative semplici trasformandole in “incarichi di alta professionalità”;
– stabiliva il vincolo della dotazione minima di 17,5 posti letto come criterio imprescindibile per la sopravvivenza delle unità operative complesse;
– stabiliva la indissolubilità gestionale della cardiologica dall’Utc ed entrambe connesse gestionalmente con l’emodinamica, negando il concetto di autonomia gestionale di una dall’altra;
– prevedeva che le uniche strutture complesse a non avere il vincolo dei posti letto (di cui sopra) fossero la radiologia, il laboratorio analisi, il centro trasfusionale, l’anatomia patologica e la direzione sanitaria;
– definiva i criteri di attribuzione dei Dea di primo e secondo livello in base ai bacini di afferenza, con il limite di 600mila abitanti per il Dea di secondo livello (fatto questo che ha escluso ed esclude in futuro inequivocabilmente Viterbo da questa ambizione).
Raccomandazioni che non sembra siano state accolte dall’atto aziendale di Viterbo, che invece di accorpare ha frammentato il reparto di cardiologia, con la creazione di una struttura autonoma dal primariato e di una ulteriore unità operativa complessa.
Un’operazione macchinosa che vede il declassamento della struttura di unità operativa dipartimentale del centro cardiomiopatie di Montefiascone e fatta senza la copertura patrimoniale dei posti letto (visto che la regione non prevede più di 30 posti letto per le divisioni cardiologiche nella provincia). Anche in malattie infettive sono state mantenute due unità operative complesse, modificandone la dicitura (una “malattie infettive” e la seconda “centro di riferimento Aids”). Diversamente, invece, è andata per radiologia dove ferrea è stata l’osservanza delle regole e delle indicazioni regionali.
La prima unità complessa ad essere soppressa è stata sorprendentemente quella di Civita Castellana che, avendo mantenuto il pronto soccorso (unità complessa di pronto soccorso) e l’unità operativa dipartimentale di cardiologia, dovrà avvalersi della tele radiologia anche per gli acuti, riversando su Belcolle la mole di esami da refertare.
Due pesi e due misure che la dicono lunga sulle modalità di redazione del piano. A chi giova tutto questo? E perché tanta fretta?
Francesco Battistoni
Vicecoordinatore regionale Forza Italia
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