![]() Il sindaco Giulio Marini |
Riceviamo e pubblichiamo – Buongiorno direttore, le scrivo dopo tanto perché ho avuto modo di ragionare a lungo su questo piccolo pezzo di mondo che abitiamo con alterne fortune.
Provo quindi a razionalizzare e ad organizzare le idee che passano in testa a un cittadino comune. A un viterbese.
Già perché di Viterbo parliamo. Dunque… Viterbo è fondamentalmente una città e fin qui ci siamo. Concetto semplice, elementare lapalissiano.
E’ anche un circolo di mura di tufo, un’aggregazione di case e di giardini, una rete di strade e di vicoli, di piazze e di chiese. E’ anche un punto in una applicazione per iphone, è una carta di google map, è una recensione su trip advisor, nella sua forma più tecnologica. Ma è soprattutto la rappresentazione di una storia, fatta di martiri, di santi, di avi, di nonni e di genitori.
E’ il collegamento, l’interazione di persone con la stessa cantilena che esce dalla bocca, quel dialetto musicale, fatto di identità, di senso di appartenenza, una forma di campanilismo per il quale da piccolo ero pronto a battermi, è un brivido lungo la schiena quando la immagini da migliaia di chilometri di distanza.
E’, nella sua forma più pura, la lacrima che cade mentre si vede quella torre che cammina il 3 settembre sera. Già, Santa Rosa. E’ l’inizio del calendario viterbese. o la sua fine. il suo Natale o il suo Capodanno. una festa che prepara un anno intero o che lo chiude, per il quale si organizza, ci si prepara, ci si interroga sul come sarà, per come verrà.
Ho pensato allora che proprio in funzione di Santa Rosa volevo scrivere al signor Giulio Marini. Volevo chiedergli se questa era la città che voleva consegnare alle 40/60 mila persone che verranno a vedere questo evento. E’ questa signor sindaco la città che vuole consegnare ai “forestieri”?
Perché se fosse questa, lei non farebbe, in qualità di primo cittadino una bella figura. Non mi riferisco al centro, a quello dentro le mura.
Queste persone arriveranno con le auto, cercheranno di parcheggiare lungo le vie della città, magari al Pilastro, ai Cappuccini, al Murialdo, e poi a piedi arriveranno al centro passando dalle vie che noi viterbesi ormai non guardiamo più, alle quali non facciamo più caso. Vie che sono devastate dal degrado, dall’incuria di quei personaggi, come dice Lei, sporcaccioni e birbaccioni.
Ha perfettamente ragione quando dice che la colpa non è del Comune ma di chi sporca ma questo non la rende meno responsabile. Già perché se facesse un giro per la città si renderebbe conto che la sua città, la nostra città è quanto di peggio ci si possa augurare.
Passi signor sindaco per via Monte Nevoso dove c’era la vecchia Cifam: è una porcilaia a cielo aperto, un contenitore di raccolta pile esaurite divelto, pali scoperti, zona dei cassonetti da vergogna oppure faccia un giro a via del Murialdo (c’è un monitor da 1 mese in mezzo ai cassonetti), in via della Pila dove delle transenne e un rotolo rosso impediscono l’uso del marciapiede verso il costone sotto le nuove case e non è dato a sapere da cosa ci vuol proteggere signor sindaco. E mentre spendiamo dei soldi per far passare la macchina che pulisce le strade (una macchina che scopa sull’asfalto di norma pulito) le faccio notare che è dove vive la gente che è sporco. Dove giocano i bambini, dove passeggiano i nonni, dove camminano le massaie che non hanno le macchine.
E’ li che è sporco.
Ma è uno sporco antico. Dica ai suoi cittadini che non facciano affidamento sul demotivato Cev. Lo dica loro: sono soli! Il Cev non c’è, non è presente, non riesce. Glielo dica. Magari c’è qualcuno (parecchi a mio avviso) che sotto i cazziatoni delle mgli o delle madri, dentro le loro case si mettono le pattine e poi, quando escono, buttano tutto a terra pensando che poi qualcuno ci penserà.
Glielo dica signor sindaco. Non c’è più nessuno che ci pensa.
Provi a passeggiare fuori le mura, su viale Raniero Capocci sotto porta della verità verso il distributore dismesso prima del gommista. nelle aiuole ormai abbandonate ci sono batterie esauste e ogni genere di sporcizia.
E’ questa la città che vuole far vedere? La seguo nelle sue lotte contro i vandali della notte, quelli che hanno preso il peggio delle altre culture, quelli che per divertirsi devono per forza eccedere.
Signor sindaco, senza controllo purtroppo non ci sono leggi o ordinanze che tengano. Mi spiego: se lei va sulla Teverina e vede i cassonetti si renderà conto che parte di quello scempio è di alcuni locali nei paraggi (o anche case di cura). Ci vuole molto a fare la posta a questi commercianti? E’ cosi’difficile?
Sarò estremamente impopolare e magari sarò uno di quelli a cui i vigili faranno volentieri la multa ma invece di far cassa lungo via Cavour a far multe ai divieti di sosta non si potrebbe controllare meglio la periferia? O mettere dei cartelloni con le offerte dei supermercati senza insozzare tutti i condomini con queste masse di carta che poi finiscono in strada? pensi quanti alberi si salverebbero. Già sogni…
La capisco. Adesso è impegnato per l’organizzazione della festa. La capisco.
Come sempre a Viterbo ne riparleremo dopo Santa Rosa. Vabbè ci ho provato. Un consiglio: se vuole del finocchio per la porchetta, può prenderlo prima della rotatoria di Santa Barbara sulla Teverina, se riesce a passare fra le bottiglie di plastica sul bordo strada ce n’è un mare.
Bruno Pagnanelli
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