Viterbo – (g.f.) – Finalmente il dialetto viterbese non ha più segreti.
Mai più situazioni d’imbarazzo se qualcuno si avvicina e vi chiede: “C’ae le fregole?”. E voi magari rispondete che le fragole non vi piacciono.
Oppure eviterete di chiamare i vigili del fuoco, se qualcuno vi dice: “Te do mal buco e foco a le capelle”.
A svelare ogni mistero, ci pensa un’app. E’ Parlo viterbese, che viene incontro alle esigenze di tutti i giorni, con esempi di frasi tipicamente dialettali e la relativa traduzione in italiano.
Ma anche viceversa. Per essere compresi e passare da cittadino di Viterbo da almeno tre generazioni .
Non solo. Potrete anche esercitarvi, perché è riportato l’audio con l’esatta pronuncia.
Quindi apprendere che se qualcuno vi dice: “N’teni cecio” non significa che siete deboli di stomaco, ma che piuttosto non sapete mantenere un segreto.
Oppure che la frase: “Disse la merla al tordo, senterae l’botto se n’sè sordo” non è riferita a un canto d’uccelli, ma è un ammonimento: se continui così, t’accorgerai dell’enorme errore che stai commettendo.
L’app, disponibile per dispositivi iOs e Android, è aperta al contributo di tutti. Si possono aggiungere frasi che esimi studiosi del dialetto locale vaglieranno ed eventualmente pubblicheranno.
Un’applicazione fra il serio e il faceto, per farsi una risata. Sperando che pure gli abitanti di Chia la prendano nel verso giusto.
Tra le frasi riportate, c’è anche la celebre domanda: “Ma che see de Chia?”. Quesito rivolto a una persona, ma non per sapere se è residente nella graziosa frazione di Soriano nel Cimino…
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