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Curiosità - Il dialetto locale non ha più segreti con la nuova app Parlo viterbese

“Te do mal buco e foco a le capelle”

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L'applicazione Parlo viterbese

L’applicazione Parlo viterbese 

L'applicazione Parlo viterbese

L’applicazione Parlo viterbese 

L'applicazione Parlo viterbese

L’applicazione Parlo viterbese 

Viterbo – (g.f.) – Finalmente il dialetto viterbese non ha più segreti.

Mai più situazioni d’imbarazzo se qualcuno si avvicina e vi chiede: “C’ae le fregole?”. E voi magari rispondete che le fragole non vi piacciono.

Oppure eviterete di chiamare i vigili del fuoco, se qualcuno vi dice: “Te do mal buco e foco a le capelle”.

A svelare ogni mistero, ci pensa un’app. E’ Parlo viterbese, che viene incontro alle esigenze di tutti i giorni, con esempi di frasi tipicamente dialettali e la relativa traduzione in italiano.

Ma anche viceversa. Per essere compresi e passare da cittadino di Viterbo da almeno tre generazioni .

Non solo. Potrete anche esercitarvi, perché è riportato l’audio con l’esatta pronuncia.

Quindi apprendere che se qualcuno vi dice: “N’teni cecio” non significa che siete deboli di stomaco, ma che piuttosto non sapete mantenere un segreto.

Oppure che la frase: “Disse la merla al tordo, senterae l’botto se n’sè sordo” non è riferita a un canto d’uccelli, ma è un ammonimento: se continui così, t’accorgerai dell’enorme errore che stai commettendo.

L’app, disponibile per dispositivi iOs e Android, è aperta al contributo di tutti. Si possono aggiungere frasi che esimi studiosi del dialetto locale vaglieranno ed eventualmente pubblicheranno.

Un’applicazione fra il serio e il faceto, per farsi una risata. Sperando che pure gli abitanti di Chia la prendano nel verso giusto.

Tra le frasi riportate, c’è anche la celebre domanda: “Ma che see de Chia?”. Quesito rivolto a una persona, ma non per sapere se è residente nella graziosa frazione di Soriano nel Cimino…


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20 novembre, 2014

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