Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Governo: l’ultimo bando per i centri antiviolenza e le case delle donne è del 2011. Le associazioni che hanno vinto il bando del 2011 per aprire una casa rifugio sono sospese nel limbo dell’attesa, nonostante le assicurazioni di previsione di un sostegno strutturato.
Si vanta dell’entrata in vigore della convenzione di Istanbul, fa campagne mediatiche e null’altro. Regione – nel nostro caso Lazio – fa proclami di stanziamenti di fondi in bilancio per il sostegno diretto ai centri riconosciuti; dei fondi per il 2014 non se ne ha notizia.
Organizza eventi per pubblicizzare il suo sostengo alle associazioni che gestiscono centri e case rifugio e lascia le associazioni in balia delle indifferenze locali.
Enti locali – nel nostro caso provincia e comune di Viterbo – rimangono indifferenti alle difficoltà in cui versa il centro antiviolenza storico del territorio.
Al di là di enunciazioni di circostanza… niente altro. Erinna è un’associazione di donne che si occupa della violenza di genere da oltre 16 anni nella provincia di Viterbo, capoluogo compreso. Fin dalla costituzione del 1522, numero ministeriale, le richieste di aiuto che competono alla provincia di Viterbo vengono inviate al centro antiviolenza Erinna.
Erinna aveva con la provincia una convenzione che è stata unilateralmente interrotta dall’ente nel febbraio 2012. Le attività di Erinna e del centro antiviolenza non si sono mai interrotte.
Nel giugno 2012 Erinna vince il bando ministeriale del 2011, mantiene le attività del centro antiviolenza e apre la casa rifugio.
I finanziamenti regionali del 2012, arrivati presso le casse del comune capoluogo nel novembre 2013, non vengono erogati ad Erinna perché il comune di Viterbo non ha mai stipulato una convenzione con Erinna e non riconosce il centro antiviolenza come destinatario dei fondi.
La regione – pur avendo coinvolto Erinna per consulenze e tavoli di lavoro sulla violenza di genere, già dal 2011, nonché nel processo di scrittura partecipata della legge regionale, licenziata nel marzo 2013 – sostiene di non poter riconoscere Erinna quale centro antiviolenza della provincia di Viterbo perché questa non ha una convenzione con gli enti locali.
Il governo non ha mantenuto l’impegno di emanare nuovi bandi dopo il 2011.
La regione non ha mantenuto l’impegno di finanziare direttamente i centri con esperienza e riconosciuti nella sua stessa mappatura. La provincia non si capisce quale ruolo debba avere, se scompare oppure no. Il comune capoluogo è, da sempre, ignaro o indifferente rispetto ai destini delle donne, nonostante il triste primato della cronaca locale che racconta di più di un femminicidio.
A questo punto ci chiediamo: che fine fanno i soldi di Erinna del 2012 – spese che Erinna ha anticipato, sostenuto e rendicontato?
Perché dobbiamo pagare noi per la miopia e l’incapacità politica di assumersi una qualsiasi responsabilità rispetto a quello che sta accadendo?
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne, è l’occasione per le istituzioni di mettersi in vetrina e di pubblicizzare sostegni inesistenti, tanto la potenza della loro comunicazione mediatica sarà difficile da smontare, ma l’ effetto della fandonia sarà potente sulla pelle delle donne.
Associazione Erinna
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