Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Estraniandoci dalla polemica politica e dalla pietosa scena di tentativi di accaparramento di fondi e di consenso elettorale – ci chiediamo dove erano le altre associazioni e i politici sensibili quando non esistevano promesse di fondi dedicati.
Vorremmo far notare che nel 2012, non c’erano altri centri antiviolenza e che la situazione odierna non ci sembra diversa. Il centro antiviolenza ha una precisa definizione con caratteristiche dettate da convenzioni e linee guida internazionali, peraltro fatte proprie dal governo e dalla regione.
Non ce ne vogliano, ma sono escluse da questa specificità associazioni o gruppi o luoghi religiosi che si occupano anche di donne che subiscono violenza perché, casualmente o sollecitate, queste donne approdano a loro o associazioni che si definiscono centro antiviolenza non avendone le caratteristiche indicate dalle suddette linee guida.
La metodologia di un centro antiviolenza è precisa e codificata, la formazione specifica è inevitabile per avere un’idea di cosa significhi accogliere con un approccio di genere una donna in difficoltà per la violenza.
Ricordiamo che Sabatini, quando era assessore ai servizi sociali del comune di Viterbo, mai ha risposto ai bisogni delle donne in difficoltà che il centro antiviolenza gli aveva rappresentato, salvo in un caso: la donna ha dovuto esporsi mediaticamente per ottenere un aiuto. Se ha risposto ai solleciti di altre associazioni che lui ora rappresenta, non sappiamo.
Centro antiviolenza Erinna
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