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Viterbo - Alla presentazione del libro "Origine e storia dello Spedale Grande" il sindaco Michelini lancia l'idea di rendere fruibile con iniziative il cortile

“Riapriamo palazzo Farnese”

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Michelini, D'Auria, Quintarelli

Michelini, D’Auria, Quintarelli

Galeotti, Boccolini, Michelini, D'Auria, Quintarelli e Delli Iaconi

Galeotti, Boccolini, Michelini, D’Auria, Quintarelli e Delli Iaconi

Elio D'Auria

Elio D’Auria

Viterbo – (g.f.) – La storia dell’Ospedale Grande di Viterbo, prima ancora che l’ospedale esistesse.

E’ un viaggio nella memoria di chi nella struttura a fianco del palazzo papale ci è passato, da lavoratore o da paziente, ma anche un percorso a ritroso, nella storia della città, quello che propongono Alessandro Boccolini, Luciano Cipriani e Mario Quintarelli nel libro “Origine e storia dello Spetale Grande di Viterbo e di altri ospedali del Patrimonio San Pietro da Viterbo”.

Un percorso nei luoghi, ma anche in una comunità, in un passato che ha visto intrecciarsi la vita di tante persone.

Scritto da tre professionisti che nella struttura hanno operato per anni.

Adesso tutta la struttura è chiusa, nel degrado, compreso palazzo Farnese, tanto che alla presentazione del volume a palazzo dei Priori, il sindaco Michelini ha lanciato la proposta di riaprirlo per Natale.

Risale al 1525, quando tutti gli ospedali che si trovano fuori città sono unificati.

“Portati a valle Faul – ricorda Mario Quintarelli – ma presto si capisce che come zona è insalubre, non idonea alla cura dei malati.

Quindi è trasferito nel 1575 nella struttura dell’ospedale Grande degli Infermi, cresciuta negli anni, in successivi ampliamenti”.

Ha riunito, come ricorda Elio D’Auria, docente di storia contemporanea all’Università della Tuscia, tutte le strutture lungo la strada che portava a Roma.

Un passato glorioso, un presente desolante.

“Oggi – spiega Mauro Galeotti, che ha collaborato al volume – è abbandonato, dalle finestre entrano i piccioni, è stato depredato. La colonnina con i due leoni accanto al vecchio bar è stata buttata a terra ed è stato possibile rimetterla in sesto attraverso foto del passato”.

Il libro è un lavoro corale, cui hanno preso parte diverse persone, stampato in mille copie.

L’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi alla presentazione si è detto impressionato per come l’argomento è stato svolto e preso dalla foga, si è lanciato nella lettura di una poesia contenuta nel libro, in viterbese. Esperimento da non ripetere.

“Dobbiamo mantenere alta la memoria di quello che abbiamo – spiega il sindaco Michelini – il cortile di palazzo Farnese, ad esempio. E’ uno scorcio straordinario del quartiere medioevale.

Apriamolo per Natale, facciamoci qualcosa, lancio l’idea all’assessore Delli Iaconi.

Ho parlato con il commissario Asl Macchitella”.

I tre autori del libro sono stati promotori del recupero d’un quadro di Cesare Nebbia che si trovava nell’ospedale vecchio.

“E’ stato fatto restaurare – ricorda Quintarelli – e affidato alla Fondazione Carivit”.


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11 dicembre, 2014

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