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Politica - Dopo la scampata sfiducia, intervista al segretario regionale Pd Fabio Melilli che chiama a Roma Andrea Egidi

“Basta parlare solo di noi stessi”

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Fabio Melilli

Fabio Melilli

Andrea Egidi

Andrea Egidi

Roma – (g.f.) – Andrea Egidi nella segreteria regionale del Partito democratico. E’ stato nominato insieme agli altri colleghi segretari provinciali del Lazio, al commissario di Roma e ai capigruppo Pd della capitale e della regione, da Fabio Melilli, il segretario regionale che ha schivato una mozione di sfiducia presentata e poi ritirata giovedì nella direzione del partito.

“Il presidente ha certificato che gran parte delle firme erano state ritirate”.

Se l’aspettava in così poco tempo una fronda interna così estesa, seppure ridimensionata all’ultimo?
“La mozione di sfiducia è stata presentata da un numero rilevante di rappresentanti in assemblea. Magari hanno ritenuto che fosse possibile eleggere un altro segretario espressione di gruppi o correnti. Io però l’ho detto subito, non mi sarei dimesso, rispetto l’autorità e la sovranità dell’assemblea, anche nella facoltà di sfiduciarmi. E’ giusto che siano le primarie a scegliere il segretario e non al chiuso delle stanze di partito”.

Al momento pericolo scampato?
“Molti hanno deciso di ritirare la sfiducia e per questo li ringrazio. Andiamo avanti facendo un’attenta analisi e con ancora più severità nei nostri confronti. Non solo per quello che è accaduto a Roma. Noi siamo stati rigorosi, sospendendo le persone implicate”.

Come ha preso il ritiro della sfiducia?
“Ho detto, andiamo avanti. Il gesto l’ho interpretato come un atto di fiducia verso il Partito democratico”.

Con la direzione di giovedì, cambia la geografia della segretaria regionale.
“Ho annunciato una gestione del partito istituzionale, ovvero, con i quattro segretari provinciali, il commissario della capitale e i capigruppo di regione e comune di Roma”.

In segreteria regionale entra pure il viterbese Andrea Egidi. Altre novità?
“Ho chiesto a Piero Badaloni d’occuparsi di circoli e tesseramento, con un’analisi della situazione, in modo da segnalarci eventuali anomalie. Ha ragione Matteo Orfini quando dice che alcuni circoli della capitale andrebbero chiusi, perché alimentati più da un leader politico che non da reale partecipazione, ma nel resto del Lazio occorrerebbe aprirne o fare in modo che siano più aperti. Donne e uomini amministrano comuni, lavorano bene e va evidenziato. Come partito abbiamo l’esigenza di far arrivare aria nuova”.

A Roma il sindaco Marino ha la fiducia del Pd?
“Marino ha la fiducia del partito e sceglie in libertà la giunta come fa Zingaretti in regione. Non è compito del Pd stare a dividersi le poltrone. Zingaretti, tra l’altro, sta facendo un lavoro pregevole di riforma radicale della nostra regione. Ritengo che si debba mettere mano anche al regolamento, semplificandolo. La maggioranza di governo non può essere condizionata da posizioni della minoranza attraverso pratiche ostruzionistiche.

Com’è governare il Pd a livello regionale?
“Avendo trascorsi da amministratore, sono abituato a ragionare di contenuti piuttosto che di questioni interne al partito. Qualcuno mi ha fatto notare che forse da questo punto di vista sono poco adatto, ma io, visto il momento che stiamo attraversando, direi che ci vogliono ancora più persone poco adatte. Viaggiamo spesso a due velocità, c’è il lavoro in Parlamento che mi gratifica ed è apprezzato da tutti. Anche per la capitale, il risanamento del comune, con norme per mettere mano al debito pregresso, rinegoziare mutui, poi entri dentro il partito e ti trovi a discutere solo di questioni interne. Lo dissi quando azzerai la segreteria: non sono disponibile a fare il vigile urbano delle correnti”.

Quindi, la sua ricetta?
“Il Pd deve smettere di guardarsi solo all’interno, non solo a Roma. Dobbiamo essere consapevoli d’essere una casa comune, non un condominio dove ognuno pensa al suo spazio. Altrimenti non saremo in grado di raccogliere la sfida di un partito che è al 40 per cento”.

Giuseppe Ferlicca


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14 dicembre, 2014

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