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Cultura - Il monumento dell'identità cittadina realizzato dall'artista viterbese Francesco Maria Capotosti è ora nella piazza centrale di Andalo

“Mentre dormi, taglia la legna”

di Paola Pierdomenico
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L'artista Francesco Maria Capotosti all'opera

L’artista Francesco Maria Capotosti all’opera

La lavorazione dell'opera di Francesco Maria Capotosti

La lavorazione dell’opera di Francesco Maria Capotosti

La lavorazione dell'opera di Francesco Maria Capotosti

La lavorazione dell’opera di Francesco Maria Capotosti

L'opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L’opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L'opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L’opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L'opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L’opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L'opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

L’opera di Francesco Maria Capotosti posizionata ad Andalo

Viterbo – “Mentre dormi, taglia la legna” (fotocronacaslide).

Tre mesi di intenso lavoro, di cui uno trascorso giorno e notte con le mani a modellare prima l’argilla, poi la cera e infine il bronzo. A poco a poco ha definito gli occhi, la barba e i capelli. Poi le espressioni, le rughe e le pieghe del volto a mostrare la fatica di tenere in mano l’accetta per spaccare la legna.

Un corpo in movimento simbolo dell’operosità di un popolo, quello di Andalo, con cui l’artista Francesco Maria Capotosti ha voluto omaggiare la perla delle Dolomiti in provincia di Trento che gli ha commissionato l’opera nata per simboleggiare l’operosità degli anderlesi.

Capotosti l’ha dedicata a suo padre che è stato un noto medico del capoluogo. “Sull’opera c’è la mia firma e la data e sotto la dedica a mio papà che è scomparso nel 2012. E’ il mio piccolo pensiero per un uomo che ha dato tanto alla comunità viterbese e a me come figlio. Era il mio primo ammiratore e ho voluto ricordarlo così”.

Ora, quindi, il taglialegna è ad Andalo. Il 25 dicembre il monumento è stato ufficialmente inaugurato nella piazza centrale del paese. “Abbiamo montato il monumento accoppiandolo con il basamento – racconta Capotosti – e, mentre lo facevamo, ho visto grande interesse da parte della gente, quella comune, che si avvicinava per ammirare il monumento e per fare delle considerazioni su quanta forza esprimesse. I bambini passavano e lo toccavano meravigliati. E’ stato davvero gratificante”.

Il monumento è stato commissionato con l’unico scopo di rappresentare la forza di quel popolo. “In questo tipo di sculture, è difficile interpretare le intenzioni di chi ti chiede di realizzare l’opera. Loro volevano che rendessi l’identità di una cittadina che, dagli anni ’70 a oggi, è cresciuta. Prima, infatti, c’era poco o nulla, e oggi invece, con il turismo, si è saputa rilanciare, crescendo vorticosamente”.

Capotosti voleva rendere, con la sua arte, questa evoluzione. “Lavoro ogni mia opera, quindi anche i monumenti, come fossero gioielli. Lo stesso ho fatto con la scultura, per la cui realizzazione, mi ha guidato la cura del dettaglio. Questo ha forse rappresentato la difficoltà più grande. Con me, però, hanno collaborato importanti maestranze, tra cui la ditta che si è occupata della statua equestre di Marco Aurelio. Sono professionisti che hanno dato un significativo supporto tecnico all’aspetto più prettamente artistico che spettava a me”.

La tecnica usata da Capotosti è quella dei bronzi di Riace. ” Negli anni non è cambiata, solo che adesso si usano macchinari moderni, come forni elettrici, seghe, frullini e lime. Inoltre, tutto viene cesellato e lavorato con gli attrezzi adatti al metallo. Prima ho fatto il modello in argilla da cui si ottiene la cera e poi ho adottato la tecnica della cera persa. L’ho visto prendere forma e l’ho sentito mia dal primo momento.

Ero un po’ preoccupato perché sapevo che l’opera sarebbe rimasta per sempre nella storia di quella città e quindi non potevo compromettere tutto, sbagliando anche una piccola parte o una minima espressione del viso. L’intensità dell’opera è fondamentale e ho cercato di dare più espressività possibile. Al di là dell’aspetto estetico, che può essere perfetto, l’importante è comunicare un’emozione perché altrimenti la bellezza non conta”.

La statua è a grandezza naturale ed è il terzo monumento che Capotosti realizza per Andalo. “Sul basamento ci sarà una frase che riporta un detto locale, che in dialetto e irripetibile, e che dice più o meno, “mentre riposi spacca la legna“. Questo per far capire l’essenza di quel popolo che, anche quando non c’è da fare, in realtà, si impegna. Non sono per niente fannulloni, ma al contrario operosi. Sono stato lusingato per questa opportunità che ha contribuito ad abbellire il paese. E’ una soddisfazione lasciare, dal punto di vista urbanistico,la mia impronta”.

Capotosti si è messo in gioco affrontando una sfida molto impegnativa non nasconde che gli piacerebbe realizzare qualcosa per la sua città. “E’ stata una crescita professionale. I gioielli sono la mia passione e la mia professione, ma se non si ci si confronta con certe difficoltà, non si va avanti.

Viterbo è molto bella, ma, in generale, i viterbesi non sanno valorizzare le potenzialità che hanno a disposizione. Parlo per l’aspetto artistico, ma lo stesso capita anche per quello culturale e imprenditoriale. Di soldi se ne sprecano sempre tanti e se invece si ottimizzassero, con concorsi di idee, coinvolgendo i giovani, allora la città diventerebbe migliore. Da noi, però, manca la volontà di farlo”.

 Paola Pierdomenico


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31 dicembre, 2014

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