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Lettere - Acquapendente - Scrive Anna Maria Meaccini

“La moralizzazione della politica non è disgiunta dalle riforme”

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Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer

Anna Maria Meaccini

Anna Maria Meaccini

Acquapendente – Riceviamo e pubblichiamo – Trent’anni e mezzo fa, la sera del 13 giugno 1984 Enrico Berlinguer veniva sepolto accanto al padre Mario, sotto una lastra di travertino bianco al cimitero di Prima Porta, per ferma volontà della famiglia che aveva rifiutato il mausoleo del Verano , dopo i solenni funerali a piazza S.Giovanni che avevano visto la partecipazione commossa di quasi due milioni di persone.

Era stato il segretario del Pci per dodici anni lunghi e difficili, ma molto fecondi per il suo pensiero e per la sua opera, stroncati d’improvviso su quel palco in piazza della Frutta a Padova, durante un comizio per la campagna elettorale delle Europee, quando un’emorragia devastante invase completamente il suo cervello, che neanche il drenaggio riuscì a contenere e di lì l’agonia che durò quattro giorni.

Scompariva quell’uomo schivo, sobrio, mai superficiale, fragile e forte allo stesso tempo, che sempre aveva saputo anteporre gli interessi nazionali a quelli del partito, quello del compromesso storico, dell’eurocomunismo, dello strappo con l’Unione Sovietica, del governo mondiale dell’economia, della marcia della pace e della questione morale.

Al di là del dolore per quella perdita così prematura e sofferta si capiva che insieme a lui si chiudeva un’epoca e che quella sua feconda eredità non poteva essere raccolta, sia perché non c’erano persone in grado di farlo per la profondità del suo pensiero e questo si potrebbe giustificare, ma soprattutto perché la sua alta idea di moralità incominciava ad essere troppo d’intralcio e forse anche all’interno del partito stesso.

Erano gli anni imperanti del craxismo, basterebbe ricordare i fischi di Verona pochi giorni prima della sua morte, che lo colpirono profondamente nell’animo, per rimanere impassibile fuori e per non lasciare trapelare la sua grande amarezza, la più grande secondo me della sua vita, dopo quella del rapimento ed dell’assassinio di Aldo Moro.

Il Caf era il padrone incontrastato della scena politica italiana e non solo politica, erano già gli anni delle tangenti, della lottizzazione sfacciata, dell’occupazione dello Stato e delle Istituzioni da parte dei partiti e quest’ultimi diventavano sempre più macchine per la spartizione del potere ad ogni livello e colui che era stato un argine e il più grande assertore della questione morale veniva a mancare in maniera così improvvisa e tragica.

Ho sempre pensato nel tempo che le sue idee lungimiranti, le sue grandi intuizioni erano state seppellite e per sempre insieme al suo corpo in una delle prime calde serate romane di quell’anno, perché quelle idee finivano per dare fastidio, troppo rigorose, troppo morali per una politica sempre più affamata di affari e di denaro.

Con gli occhi dell’oggi lo so che sfondo una porta aperta, ma per chi come che la politica l’ha vissuta come impegno civico e soprattutto istituzionale, non posso non dire di provare un senso di grande disagio, amarezza e soprattutto di grave disappunto.

Quello che è successo a Roma è gravissimo, ma è solo l’apice delle corruttele della Capitale e non solo, ma la cosa ancora più grave sta nel fatto che non si intravede una volontà chiara, coesa e determinata ad andare in profondità, alla radice della commistione tra affari, politica, poteri ed organizzazione malavitosa e che abbia una volta per tutte la volontà di affrontare la questione morale, nonostante siamo il paese più corrotto d’Europa.

La moralizzazione della politica e della società non è disgiunta dalle riforme e dalla ripresa economica e sociale, ma anzi se a questa non si serra in maniera indifferibile, non riusciremo a risollevarci ed allora il declino potrebbe diventare ineluttabile.

Ho voluto scrivere oggi questa lettera, alla vigilia della grande venuta o della grande attesa, per mandare il mio messaggio di auguri agli uomini e alle donne di buona volontà, che ogni giorno su questa terra si impegnano per mandare avanti il bene comune con dedizione e senza piegarsi, con la speranza di poter costruire un mondo pulito, sobrio e di progresso .

Anna Maria Meaccini


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26 dicembre, 2014

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